‘LA NATO AGLI EUROPEI, I DAZI ALLA CINA E IL RISCHIO BANCAROTTA PER L’AMERICA Limes 2025/3

 

‘LA NATO AGLI EUROPEI, I DAZI ALLA CINA E IL RISCHIO BANCAROTTA PER L’AMERICA’

Conversazione con Warren Davidson, deputato repubblicano per l’Ohio al Congresso degli Stati Uniti d’America.
a cura di Federico Petroni
Pubblicato il 
Dettaglio di una carta di Laura Canali. Per la versione integrale <u><a href=https://www.limesonline.com/carte/carta-inedita-della-settimana/usa-il-mondo-di-trump-18845338/ class=articolo_limes>clicca qui</a></u>.
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Fiamme Americane è l'osservatorio di Limes sugli Stati Uniti e sugli intrecci tra la discordia interna e la politica estera. Rubrica curata e ideata da Federico Petroni. Tutte le puntate a questo link.

Nato, dazi, debito. Sono in pochi al Congresso degli Stati Uniti a poterne parlare con contezza. Ancora meno quelli in grado di restituire un punto di vista della nuova destra. Warren Davidson è un veterano dell’Esercito, dal 2016 rappresenta l’ottavo distretto dell’Ohio alla Camera, dove milita fra le altre nella Commissione Finanza. Soprattutto, è molto vicino alla visione del mondo di Donald Trump. Ascoltarlo serve a prendere confidenza con le argomentazioni della nuova classe dirigente, in un momento di grave crisi nei rapporti fra Europa e America, in cui i paesi del Vecchio Continente sono contemporaneamente sotto attacco su difesa, commerci e ideologia (il discorso di J.D. Vance a Monaco).

LIMES Che cosa rimproverano alla Nato gli Stati Uniti di Trump?

DAVIDSON La Nato è stata fondata come alleanza difensiva contro l’Unione Sovietica, il suo scopo era la deterrenza. Ripercorrendone la storia, si scopre che molti pensavano che avrebbe fallito il suo obiettivo se fosse durata 10 o 15 anni, ma vincere la guerra fredda ha richiesto molto più tempo. Alla sua conclusione negli anni Novanta, la non espansione della Nato avrebbe contribuito a dimostrare ai russi che non eravamo una minaccia. Non è stato così, in parte a causa dell’ampliamento dell’Unione Europea.

Di fatto la Nato è divenuta la forza di difesa europea, con gli Stati Uniti nel ruolo di massimo contribuente. La garanzia americana ha costituito un forte fattore di attrazione per quei paesi dell’Europa orientale che sono entrati non solo nella Nato, ma anche nell’Ue. Se gli europei sono stati in grado di creare un’economia che rivaleggia con quella americana, dovrebbero fare lo stesso in campo militare. Per essere alleati alla pari, non un protettorato. 

LIMES Quindi il problema dalla prospettiva americana è l’espansione orientale della Nato, oltre al costo finanziario?

DAVIDSON Per un periodo siamo stati ottimisti: pensavamo che la Russia sarebbe diventata più europea e si sarebbe integrata nel continente dal punto di vista economico. 

L’intera questione è culminata in Ucraina. Il significato della guerra va oltre l’ingresso di Kiev nell’Ue e nella Nato, anche se questi ultimi sono elementi cruciali sia dello scoppio del conflitto sia della sua risoluzione.

Torniamo al 2013. Kiev era sul punto di sottoscrivere un accordo commerciale che ne avrebbe facilitato l’adesione all’Ue. Invece la Russia si è presentata con una proposta migliore agli occhi della dirigenza ucraina: il passo si è rivelato divisivo e ha condotto a un cambio di regime a Kiev. A seguito di tali eventi Mosca ha preso il controllo della Crimea, ovvero la base della sua flotta del Mar Nero. Qui entra in gioco l’espansione verso est dell’Ue e della Nato. Se il suo scopo era difensivo e ridurre le tensioni, in una certa misura si è rivelato il suo contrario. Non si capisce a che cosa serva: isolare la Russia o integrare le economie? Se fosse quest’ultimo, sarebbe in parte incompatibile con diverse dinamiche odierne, sia all’interno della Federazione sia all’interno di alcuni Stati dell’Europa orientale. Sono paesi che affrontano sfide culturali differenti rispetto al resto d’Europa, anche per ragioni storiche e geografiche. 

LIMES È possibile che gli Stati Uniti ritirino parte delle truppe dall’Europa dell’Est come conseguenza dei negoziati sulla fine del conflitto?

DAVIDSON Gli Stati Uniti coltivano molte importanti relazioni in tutta Europa, Est compreso. Per descrivere la situazione in cui ci troviamo, prendiamo come esempio la Turchia. Si tratta di un paese Nato, ma è anche l’erede dell’impero ottomano. I turchi sono europei? E quanto? Non possiamo ignorare la geografia, che li rende strategici. Perciò l’America ha lì un’importante base operativa. La gestione delle relazioni dipende anche dal rapporto di queste nazioni con Mosca. L’America non può prendere una sola decisione secca: occorre coinvolgere molti interlocutori, almeno in una parte di questi colloqui – sperando di mantenere un clima cordiale.

LIMES Cosa chiedono gli Stati Uniti ai paesi europei?

DAVIDSON Chiediamo maggior impegno finanziario a coloro che proteggiamo. Sembra che il messaggio sia stato recepito, ora che Trump è presidente. Avete annunciato 800 miliardi di euro di spesa per la difesa europea. Però dovete mettervi d’accordo su come spenderli. O la Russia è sul punto di essere sconfitta oppure invaderà il resto dell’Europa. Non possono essere vere entrambe. O è una questione di cruciale importanza oppure non è così rilevante.
È significativo che in conseguenza dell’invasione russa alcune nazioni abbiano fatto un notevole passo in avanti sulla Difesa. Ma alcuni dei membri più importanti della Nato e dell’Ue non lo hanno fatto. E anche questo è degno di nota.

Ci sono stati dei progressi reali dopo la visita di Volodymyr Zelens’kyj alla Casa Bianca. Il presidente ucraino ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative. Gli Stati europei stanno aumentando la spesa militare. La Germania ha cambiato la propria costituzione per potersi indebitare e investire non solo nella difesa, ma anche nelle proprie infrastrutture, con possibili ricadute positive sull’economia del continente.  

LIMES È uno sviluppo positivo per gli interessi americani?

DAVIDSON Mi piacerebbe che il processo fosse più fluido, ma è la direzione giusta. Come ho detto, l’Europa dovrebbe diventare un alleato alla pari in termini di capacità difensive. Per ora non è affatto così.

LIMES Gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi dalla Nato, sciogliere l’alleanza?

DAVIDSON Come ho accennato, molti alla nascita dell’alleanza pensavano che se fosse durata un decennio avrebbe mancato il suo obiettivo. Tra questi c’era Eisenhower. Nel 1983 Irving Kristol affermò: “Se abbiamo imparato qualcosa dalla Nato, è che la dipendenza corrompe e la dipendenza assoluta corrompe in modo assoluto” – era un neoconservatore o, come chiamo io il movimento, un non conservatore. Una cultura della dipendenza non è desiderabile, mentre lo è uno sviluppo paragonabile a quello della vostra economia dopo la seconda guerra mondiale. Invece la capacità militare non è mai stata davvero ripristinata. Per una buona parte degli europei non è nemmeno un’aspirazione cui vagheggiare.

Gli Stati Uniti non vogliono per forza vedere il lato negativo della questione, però non desiderano nemmeno continuare a sopportare il peso di essere ovunque, svolgendo il ruolo di protettore del mondo. Alcuni in realtà sono orientati in tal senso, vogliono gestire un impero. Noi però vogliamo essere amici. E gli amici fanno a turno nel pagare il conto. Si tratta di un modello che ha caratterizzato molti aspetti della relazione tra Stati Uniti ed Europa, ma non la difesa, dopo il 1945. È stata un'opportunità mancata, se non durante la guerra fredda di certo dopo la sua fine, per far sì che l'Europa si prendesse le proprie responsabilità. A non permettere tutto questo è stato il desiderio di espandere l'Ue, sostenuto dall’America tramite le garanzie di sicurezza. Però la tutela americana non dovrebbe essere data per scontata. Idealmente, Washington svolgerebbe il ruolo di alleato alla pari nel momento del bisogno. Non dovremmo essere l’unica speranza di difesa del continente.

LIMES A che vi serve ancora l’Europa?

DAVIDSON Le origini dell’America risalgono all’Europa. I coloni europei sono giunti qui, volontariamente o perché cacciati dagli altri Stati, e hanno creato la “terra delle opportunità”. Perciò c’è un’affinità particolare. Anche se spesso i nostri antenati provengono da tutto il mondo, l’Europa ricopre un ruolo preminente. Inoltre l’interdipendenza delle nostre economie è enorme e desideriamo mantenere i legami culturali reciproci, che possiedono una dimensione molto profonda. L’America è fondamentalmente una nazione cristiana e Roma è la culla della cristianità e della civiltà occidentale. Anche dopo la riforma protestante, la religione ha determinato sì numerosi conflitti, ma anche l’etica del lavoro, la cultura e i valori che danno forma all’Europa occidentale. Molta dell’ideologia alla base della civiltà occidentale si fonda su questo.

LIMES Lei è a favore di un grande schieramento militare americano in Europa?

DAVIDSON Non lo so. Bisogna intendersi sui termini: quanto grande? Alcune relazioni sono strategiche, che si tratti della Germania, della Spagna, della Turchia o della base aerea di Aviano e altre infrastrutture che abbiamo in Italia.

L’America ha investito molto nell’influenza sull’Europa, ma deve anche preservare la propria posizione nell’emisfero occidentale. Stiamo parlando del perno storico dell’America, il nostro “cortile di casa”. Qui la Cina ha indebolito la nostra influenza, penetrando in modo molto più invasivo di quanto non avesse fatto l’Unione Sovietica durante la guerra fredda. Gli Stati Uniti non hanno grandi basi in questi paesi. Mi spingo a dire che in alcuni casi la nostra strategia è risultata inadeguata alle esigenze di sicurezza.

Nella sfera di influenza europea bisogna trovare un equilibrio tra investimento americano e impegno europeo. 

LIMES Gli Stati Uniti manterranno una presenza navale permanente nel Mediterraneo?

DAVIDSON Le rotte commerciali marittime sono di vitale importanza e il costo di mantenimento di una flotta è enorme. Perciò sarebbe opportuno che le potenze europee sviluppassero una maggiore capacità navale, recuperando una tradizione che ha portato alla scoperta dell'America.
Nel prossimo futuro però gli Stati Uniti rimarranno l’unico paese in grado di proiettare potenza marittima su scala globale e di proteggere il commercio marittimo. Il coinvolgimento militare americano nel Mar Rosso contro gli huthi supera di gran lunga quello degli altri, eppure non siamo tra i principali beneficiari della rotta di Suez, al contrario dell’Europa e della Cina. Allora perché sono gli Stati Uniti a svolgere il lavoro pesante? La domanda che si pone il popolo americano è: perché dovrebbe essere un nostro problema mantenere il pianeta in ordine? Qui siamo in bancarotta. La popolazione si domanda perché non investiamo sul nostro territorio e perché non possiamo essere più simili all’Europa. Non concordo sulla desiderabilità di un futuro socialista dove il governo provvede a tutto. Ma i nostri soldi vanno alla difesa e alle guerre in giro per il mondo, mentre non stiamo investendo dove dovremmo. Il debito è un grande peso che stiamo trasferendo alla prossima generazione: ora come ora, spendiamo più in interessi che nella Difesa. Una cosa pazzesca.

LIMES Quanto è grave il problema del debito?

DAVIDSON Le nazioni in bancarotta hanno difficoltà a difendersi. L’Unione Sovietica non è collassata a causa di una guerra, ma perché la spesa era sproporzionata rispetto alla dimensione dell’economia. 

L’ultima volta che il pianeta ha raggiunto l’odierno livello di debito è stata la seconda guerra mondiale. E il rischio è quello di una nuova Bretton Woods, cioè di dover resettare il sistema monetario globale, poiché la minaccia è al sistema finanziario nella sua interezza. Hayek e tutti gli economisti della scuola austriaca avevano suonato l’allarme a loro tempo. È come se il tuo debito privato o aziendale fosse grande al punto da non poter pagare nemmeno le rate: non è sostenibile. In questa situazione non ti puoi difendere.

Carta di Laura Canali - 2024
Carta di Laura Canali - 2024 

LIMES In passato avete scaricato il prezzo della spesa crescente sulle altre nazioni, che hanno comprato il vostro debito. Perché non potete continuare con questo meccanismo?

DAVIDSON Certo, altri paesi acquistano il nostro debito, ma qualcuno deve volerlo. E non lo compra per fare un regalo all’America, ma perché si aspetta di essere ripagato con gli interessi, visto che esiste il rischio di non rivedere mai i soldi. Il problema è il livello attuale di spesa in denaro e interessi, che cancella ogni speranza di restituire il debito. Giunti a tal punto, alla fine ci saranno sempre meno creditori, perché l’incertezza aumenta. Quindi cresce il tasso di interesse e la difficoltà del cittadino comune a tirare avanti, a causa dei mutui sulla casa o dei prestiti per la propria attività. È questo il problema degli Stati Uniti e, in una certa misura, dell’Europa.

LIMES C’è un piano per risolvere la questione?

DAVIDSON Persone come me desiderano meno governo e meno spesa. Ma credo che in realtà molti banchieri stiano lavorando per imporre una moneta digitale. Sono stato alla Banca d'Inghilterra, alla Bce e alla Banca dei regolamenti internazionali a Basilea. Stanno tutti lavorando a una divisa digitale, cioè sostanzialmente denaro emesso dal governo.
I nostri diritti naturali sono concessi dal Creatore, non dall’esecutivo, e inscritti nella Dichiarazione di indipendenza. Nello stato di natura possiamo concludere una transazione, se io e te concordiamo. Interferire tra te e il tuo atto è una decisione del tuo vicino di casa. La civiltà è giunta a un punto di maturazione tale da arrivare alla moneta digitale della banca centrale. Cioè il governo sarà letteralmente il garante ultimo della tua possibilità di condurre una transazione con qualcun altro. Sarebbe in grado di osservare e filtrare ogni azione. Si tratta di un pericoloso strumento da Stato di polizia capace di incredibile coercizione. 

All’interno degli Stati Uniti siamo divisi. Una fazione all’interno del nostro governo desidera un futuro del genere. Non la gente comune, che vuole invece il diritto di agire, essere lasciata in pace e godere della propria vita privata. La libertà è a rischio negli Stati Uniti, in Europa e altrove. 

Molto della questione si riduce al potere del denaro. È qui che le guerre infinite assumono un senso. L’amministrazione Biden ha detto sull’Ucraina: “Tutto il necessario, per tutto il tempo necessario”. Non ha mai definito quale fosse l’obiettivo perché erano ben felici di continuare a spendere soldi. Per due motivi: conduce alla bancarotta gli Stati Uniti e parte del denaro viene riciclata tra amici e alleati. Gli europei corrono lo stesso rischio. 

L’idea è che il deficit non sia poi così rilevante. Secondo la Teoria moderna della moneta, sostanzialmente seguita da Europa e Stati Uniti, abbiamo una divisa che semplicemente continuiamo a stampare. Però ciò genera inflazione. La domanda è: chi ne paga il prezzo? Il cittadino comune. Ecco perché non può permettersi una casa. 

LIMES Avete combattuto due guerre mondiali per impedire alla Germania di dominare l’Europa. Vi va bene che Berlino si doti del maggior bilancio militare del continente?

DAVIDSON Non so se abbiamo combattuto la Germania per impedirle di diventare la più grande potenza europea, di certo era una minaccia per i suoi vicini. Sarebbe strano se, ora che è membro dell’Ue, tornasse a essere un pericolo per i paesi confinanti. Ma da un punto di vista politico è una tensione che già esiste: i paesi europei avvertono che Berlino ha un’influenza sproporzionata sulla struttura dell’Unione. Credo che una Germania più forte militarmente potrebbe preoccupare più gli altri membri dell’Ue che non l’America.

LIMES Meno influenza americana nel continente significa regole meno stringenti per gli europei. Cosa impedirà loro di accettare tecnologie cinesi a danno degli interessi di Washington?

DAVIDSON Il punto dei dazi è questo: nessuno ci sta aiutando ad affrontare il problema dell’abuso cinese dell’Organizzazione mondiale del commercio. Abbiamo permesso a Pechino di entrare a farne parte, garantendole un trattamento preferenziale come paese in via di sviluppo. Negli anni Novanta lo era, ma ora è la seconda economia del pianeta.

La Cina sta abusando di ogni norma della civiltà occidentale. Sfrutta qualsiasi opportunità per violare la proprietà intellettuale dei partner commerciali americani ed europei. 

La Repubblica Popolare di Deng Xiaoping e Hu Jintao non è la stessa di Xi Jinping. Xi è un leader pericoloso. Se le nazioni europee fossero di aiuto contro la Cina e trattassero equamente l’America da un punto di vista commerciale, la Casa Bianca agirebbe in maniera molto diversa sui dazi. Scambiarsi beni non è sufficiente a garantire la pace. Lo abbiamo visto per lo meno in occasione delle due guerre mondiali con la Germania. La Cina di Xi Jinping è una minaccia, a prescindere dal livello degli scambi, e in ultima istanza è un pericolo per ogni economia della civiltà occidentale. Il commercio è stato di grande beneficio per il ceto medio cinese, non per quello americano o europeo occidentale, che ha subito una continua erosione dalla fine del gold standard. L'Italia ha assistito allo stesso svuotamento della base manifatturiera avvenuto negli Stati Uniti. Non ci sono più le stesse opportunità di lavoro di prima.

LIMES Di quali strumenti dispongono gli Stati Uniti per garantire i propri interessi nel Vecchio Continente?

DAVIDSON Gli Stati Uniti sono ormai un elemento imprescindibile per il funzionamento dell’Europa occidentale. L’interdipendenza è un fatto positivo. E credo che useremo questa leva per influenzare il continente, inclusi il sistema finanziario, l’intelligence militare, le infrastrutture spaziali. Ma i limiti della nostra capacità di imporci sugli altri sono chiari e le sanzioni lo dimostrano, visto che stanno generando un sistema commerciale alternativo a quello americano.

(traduzione di Roger Anton Calvello)


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