UNA TAIWAN FORTE E DEMOCRATICA È UN BALUARDO CONTRO LA CINA

 

UNA TAIWAN FORTE E DEMOCRATICA È UN BALUARDO CONTRO LA CINA

I movimenti del 2024-25 hanno rivitalizzato la società civile. Il crescente revisionismo di Pechino e il punto di vista dei taiwanesi sul Kuomintang. Taipei ha bisogno di Washington e Tōkyō e di una strategia per l’Indo-Pacifico basata sulla New Southbound Policy.

di Hsin-Huang Michael HSIAO, Alan Hao Yang

Pubblicato il 29 Dicembre 2025 alle 10:21

Pubblicato in: IL TEMPO DELLA CINA - n°12 - 2025

Taiwan

Cina

Scontro Usa-Cina

Indo-Pacifico

Oceano Pacifico

Democrazia

Asia-Pacifico

Carta di Laura Canali - 2023 


Negli ultimi anni il mondo sta affrontando due sfide strutturali. La prima è la crescita del revisionismo degli Stati autoritari, di cui l’Indo-Pacifico è diventato un bersaglio primario. Tali potenze hanno tentato di alterare l’ordine internazionale basato sulle regole, influenzare gli altri paesi, esportare la propria ideologia e consolidare le proprie sfere di interesse.

La principale potenza revisionista è la Repubblica Popolare Cinese, come risulta evidente dalle intimidazioni nei confronti di Stati quali Corea del Sud, Filippine, Giappone e Taiwan. È un approccio che ha le sue radici nel rifiuto degli accordi territoriali definiti dal trattato di San Francisco del 1951, di cui il Libro bianco di Pechino del 2022 «La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova èra» dichiara esplicitamente l’illegalità.

Il mantenimento dello status quo rappresenta la posizione politica consolidata di Taiwan e costituisce il fondamento delle sue relazioni internazionali. Dal 2016 Taiwan ha perseguito questo obiettivo e la cooperazione con gli Stati partner attraverso la New Southbound Policy (Nsp) della presidente Tsai Ing-Wen e la sua continuazione nella Nsp+ del successore Lai Ching-te.

La seconda sfida è costituita dall’indebolimento senza precedenti della democrazia a livello globale. Le principali potenze di Indo-Pacifico ed Europa e consessi internazionali come l’Ue e l’Asean hanno annunciato o implementato delle proprie strategie e politiche indo-pacifiche, tutte orientate al mantenimento dello status quo. Il loro obiettivo è rispondere collettivamente alla minaccia dell’espansionismo autoritario e lo dimostra il fatto che le strategie sono apparse quasi contestualmente. I regimi autoritari hanno infatti tentato di esportare la propria ideologia, perseguire i dissidenti oltreconfine abusando della «giurisdizione a lungo raggio» e sfruttare i legami economici, commerciali e turistici per costringere altri paesi ad accettare rivendicazioni politiche illegittime. Cionostante, nel 2024 molti paesi dell’Indo-Pacifico hanno tenuto elezioni, tra cui Taiwan. Qui il Partito democratico progressista (Dpp) ha ottenuto il terzo mandato presidenziale consecutivo, segnalando l’avvio di un nuovo capitolo nella democrazia dell’isola e il rigetto della pressione cinese da parte dell’elettorato. Tuttavia il Dpp è passato in minoranza nel parlamento monocamerale e l’intesa tra il Kuomintang (Kmt) e il Partito popolare taiwanese (Tpp) nell’assemblea legislativa ha comportato il problema della coabitazione. La traiettoria democratica di Taiwan è unica nel suo genere e non è una replica di altre esperienze postcoloniali né una romanzata narrazione politica. Questo tipo di governo si è affermato nell’isola passando attraverso transizioni prolungate di vario tipo, costantemente accompagnate da crisi. Dall’esterno la Repubblica Popolare non ha mai rinunciato alle proprie minacce di annessione e alle azioni ostili, mentre all’interno l’eredità autoritaria e le forze politiche filocinesi hanno spesso contribuito alla strategia di Pechino di generare divisioni e influenza. Ne sono un esempio i recenti contatti tra politici dell’opposizione e il Fronte unito cinese, una rete di gruppi e personalità che promuove gli interessi di Pechino. Tali dinamiche persistono anche dopo tre pacifiche successioni del potere esecutivo, rendendo il rafforzamento della democrazia nell’isola un caso a sé stante.

In questo contesto, le tensioni politiche interne all’isola non sono solo il frutto di posizioni politiche differenti, ma anche di attitudini diverse nei confronti della pressione internazionale e delle possibili risposte a un’aggressione straniera.

Carta di Laura Canali - 2024 

Il ruolo della società civile a Taiwan

Dopo le elezioni del 2024, nella società si è diffuso un crescente timore che la coalizione Kmt-Tpp portasse a una situazione di disfunzionalità parlamentare. Il Movimento degli uccelli azzurri del 2024 e il Movimento del grande richiamo del 2025 esemplificano il contributo della società alla difesa della democrazia, dove il secondo rappresenta un potenziamento degli sforzi del primo di rettificare le irregolarità legislative, grazie al coordinamento tra una più ampia coalizione di organizzazioni della società civile. Entrambi i movimenti condividono i princìpi dell’anti-autoritarismo, del perseguimento della giustizia e dell’adesione a una vera democrazia e puntano a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale di Taiwan.

La coalizione Kmt-Tpp ha superato il 52% dei seggi, creando una coabitazione col Dpp che detiene invece la presidenza. Il Movimento degli uccelli azzurri è nato in risposta ai progetti di riforma presentati dalla coalizione, ampiamente criticati perché espandono i poteri legislativi a danno del bilanciamento costituzionale dei poteri. A partire dal maggio 2024 le organizzazioni della società civile hanno lanciato l’«Azione 521 – salviamo la democrazia». Decine di migliaia di persone si sono riunite di fronte al parlamento e la partecipazione il 24 e il 28 maggio 2024 è stata ancora più ampia. Il movimento ha attirato notevole attenzione, interna e internazionale, e ha generato una solidarietà democratica panasiatica senza precedenti: rappresentanti di più di dieci organizzazioni in almeno cinque paesi si sono uniti in segno di supporto. Sebbene il movimento non sia riuscito a bloccare la riforma, ha rafforzato l’attivismo nella società civile taiwanese.

Nel 2025 c’è stata una nuova ondata di mobilitazione. Senza un partito che abbia la maggioranza, la coalizione Kmt-Tpp ha di fatto dominato la legislatura. Il Dpp ha reagito promuovendo referendum di richiamo, cioè elezioni attraverso le quali i votanti di una circoscrizione possono rimuovere dall’ufficio il candidato eletto in precedenza. Bersagli della campagna sono stati il presidente, il vicepresidente e 41 membri del parlamento, con l’accusa di «interruzione dell’attività legislativa». Il Kmt ha risposto a sua volta promuovendo 38 referendum di richiamo contro parlamentari del Dpp. Il conflitto istituzionale si è rapidamente esteso alla società, segnando la mobilitazione più grande dal Movimento dei girasoli del 2014.

Più di 1,5 milioni di cittadini hanno partecipato al processo, con 1,3 milioni di firme raccolte. Visti gli sviluppi, il Kmt ha cambiato la propria strategia e si è opposto ai referendum di richiamo, impegnandosi in una contromobilitazione dell’elettorato. Nel complesso, il 26 luglio e il 23 agosto 31 parlamentari del Kmt hanno dovuto affrontare il voto, comprese figure di spicco come Hsu Chiao-hsin, Fu Kun-chi e il sindaco di Hsinchu Kao Hung. L’affluenza ha toccato nelle due date rispettivamente il 56,26% e il 49,26% degli aventi diritto. Tuttavia, nessuno degli appuntamenti elettorali ha raggiunto i requisiti legali richiesti dai referendum di richiamo.

Benché né il Movimento degli uccelli azzurri né la campagna del 2025 abbiano fermato le disfunzioni legislative, entrambi hanno rivitalizzato significativamente l’impegno civico a difesa della democrazia.

Carta di Laura Canali - 2023 

Secondo un sondaggio nazionale del novembre 2025 («Il Kuomintang agli occhi del popolo taiwanese»), la maggior parte dei rispondenti accetta o apprezza il Kmt solo per la sua enfasi sullo sviluppo economico e per la sua adesione alla democrazia, alla libertà e ai diritti umani. Tuttavia secondo i taiwanesi il Kmt possiede anche sei caratteristiche non apprezzabili: anticomunismo vacillante, mancanza di integrità, incompetenza nel governare, non rappresentanza degli interessi generali, inaffidabilità e un’identità più cinese che taiwanese. Più della metà dei rispondenti ha indicato i primi tre punti come ragioni dell’impopolarità del Kmt.

Due quesiti del sondaggio meritano un approfondimento. Il primo è: «Il Kuomintang è un partito dalla solida postura anticomunista?». Il 5,5% ha risposto di essere fortemente d’accordo, il 16,6% parzialmente d’accordo, il 35,9% parzialmente in disaccordo, il 31,2% fortemente in disaccordo, mentre il 6,8% non ha espresso un’opinione e il 4% ha indicato «non so» o si è rifiutato di rispondere. In altre parole, il sondaggio più recente rivela che tra i taiwanesi maggiori di 20 anni il 22% ritiene il Kmt un partito fermamente anticomunista, mentre il 67% no. Una differenza del 45%, che porta con sé un messaggio chiaro: la società taiwanese concorda che il Kmt non abbia una salda posizione anticomunista.

Il secondo quesito è: «Il Kuomintang è il partito più capace di governare?». Qui il 10,7% è fortemente d’accordo, il 25,8% parzialmente d’accordo, il 31,5% parzialmente in disaccordo e il 23,7% fortemente in disaccordo, mentre il 6,1% non ha un’opinione e il 2,1% ha indicato «non so» o si è rifiutato di rispondere. Quindi il 37% lo ritiene il miglior partito di governo, il 55% no, con una differenza del 18,7%.

Basandosi su questi due orientamenti, ci si potrebbe aspettare che il Kmt non ottenga un ampio consenso popolare alle elezioni locali del 2026. Tuttavia si prevede invece che il Kmt, alleato col Tpp, manterrà il proprio vantaggio e guadagnerà la maggioranza dei sindaci e delle regioni. Sembra una contraddizione, ma riteniamo che una ragione chiave del suo potenziale successo elettorale – oltre all’alleanza con il Tpp – risieda nelle fazioni locali che manovrano all’interno del sistema democratico taiwanese, nonostante le ambigue relazioni del Kmt con Pechino. Il Kmt ha infatti assorbito le fazioni locali durante il suo periodo di governo autoritario dell’isola e mantiene tuttora canali e reti di mobilitazione di questi gruppi. Cercando di assicurare i propri interessi e la propria sopravvivenza, le fazioni locali mantengono la cooperazione col Kmt e in una certa misura ne alterano l’agenda politica per continuare a spartirsi il bottino.

Taiwan nell’Indo-Pacifico: la crescita delle pressioni internazionali

In aggiunta alle turbolenze politiche interne, la Cina ha intensificato la propria azione coercitiva nei confronti di Taiwan. Pechino ha condotto operazioni in area grigia, ha incrementato le attività del Fronte unito e ha usato strumenti legali extraterritoriali per prendere di mira il parlamentare taiwanese Shen Po-yang (conosciuto anche come Puma Shen) e opinionisti anticinesi, sfruttando la «giurisdizione a lungo raggio» e cercando di imporre la falsa narrazione secondo cui Taiwan fa parte della Cina.

L’introduzione dei dazi da parte del presidente Trump nell’aprile 2025 ha inoltre generato una forte incertezza globale, con significativi effetti su Taiwan. Il governo ha reagito intensificando i negoziati con l’America e le trattative stanno portando le percentuali a livelli più ragionevoli. La vicepremier Cheng Li-Chun si è recato più volte a Washington, aiutando così a ridurre i dazi dal 32% iniziale a un provvisorio 20%. Anche il settore privato ha aumentato l’affidabilità di Taipei come partner economico e ha contribuito a una relazione taiwanese-americana più stabile e robusta. Tsmc ha infatti avviato molti investimenti negli Stati Uniti e ha annunciato un ulteriore impegno per 100 miliardi di dollari, che comprende la costruzione di altri tre impianti di produzione dei semiconduttori, due strutture avanzate di confezionamento e collaudo e un centro di ricerca e sviluppo. Inoltre GlobalWafers, Foxconn, Quanta, Compal, Wistron, Pegatron e Inventec stanno accelerando i propri investimenti negli Usa.

Il Giappone è il partner regionale più stretto di Taiwan dopo gli Stati Uniti. La nuova premier Takaichi Sanae ha espresso una netta posizione a favore di Taiwan, riecheggiando il principio del defunto Abe Shinzō secondo cui «un’emergenza taiwanese è un’emergenza giapponese». Takaichi ha affermato che una crisi a Taiwan avrebbe un impatto cruciale sulla sopravvivenza del paese del Sol Levante e costitui­rebbe una «crisi esistenziale» in base alla legge nipponica, permettendo perciò a Tōkyō di esercitare il proprio diritto all’autodifesa. La sua coraggiosa dichiarazione possiede un chiaro valore strategico ed è coerente con la postura consolidata del governo giapponese. Nonostante la varietà di posizioni all’interno dell’arcipelago nipponico, la dichiarazione del primo ministro ha raccolto il 72% di approvazione in un sondaggio d’opinione realizzato a novembre da Yomiuri Shimbun.

Carta di Laura Canali - 2025 

La Cina ha criticato aspramente la dichiarazione e continua a usare come arma la reciproca interdipendenza economica, limitando le visite turistiche e la presenza di propri studenti in Giappone, boicottando l’importazione di prodotti ittici e persino evitando i contatti tra il primo ministro cinese Li Qiang e la sua omologa nipponica durante il vertice G20. Pechino insiste nel chiedere che Takaichi ritratti la propria affermazione. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri cinese ha rigettato la proposta nipponica di organizzare un summit trilaterale tra Pechino, Tōkyō e Seoul nel gennaio 2026, sottolineando che la «palesemente erronea dichiarazione sulla questione di Taiwan» ha danneggiato le fondamenta e l’atmosfera della cooperazione, creando un clima «inadatto a tenere un summit trilaterale con i leader di Giappone e Corea del Sud».

Infine, desideriamo sottolineare che per molto tempo le comunità accademiche e professionali delle relazioni internazionali hanno dato grande risalto alla teoria della pace democratica, secondo cui non scoppiano guerre tra questo tipo di regimi. Desideriamo approfondire ulteriormente questo concetto, affermando che non solo non dovrebbero esserci guerre tra paesi democratici, ma che questi dovrebbero anche trovare il modo di rafforzare la pace, la stabilità e l’armonia attraverso una forte cooperazione. Perciò nell’èra dell’incertezza vogliamo dare priorità alla «teoria della prosperità democratica», che può partire proprio da Taiwan. Il fine è assicurare benessere sostenibile, dunque pace e sicurezza, attraverso la cooperazione tra Taipei, Giappone, Filippine e altri partner che ne condividono il punto di vista.

Una strategia internazionale per una Taiwan più forte

Da quando ha assunto il proprio incarico nel 2024, il presidente Lai Ching-te ha cercato di rafforzare Taiwan nei settori della sicurezza, del governo democratico, dell’economia, della società e della collaborazione internazionale.

Nel campo della sicurezza Lai ha sottolineato la necessità di espandere le capacità difensive nazionali, di promuovere la deterrenza asimmetrica, di costruire un «Taiwan Dome» e di sviluppare catene di approvvigionamento sicure nell’industria della sicurezza, in particolare nelle tecnologie della difesa e nella produzione di droni. Nell’ambito del governo, il presidente sostiene i movimenti della società civile, ha approfondito la governance democratica e ha promosso la solidarietà democratica internazionale. In economia ha invece incoraggiato la cooperazione entro linee di approvvigionamento sicure per creare un ecosistema di alta tecnologia robusto e affidabile.

Il presidente ha poi sottolineato l’importanza di una società resiliente per la sicurezza, la stabilità e l’unità nazionale. Dopo aver assunto l’incarico ha istituito una Commissione per la resilienza dell’intera società all’interno dell’ufficio presidenziale, che presiede personalmente. Il concetto di resilienza dell’intera società è strutturato attorno a cinque pilastri strategici. Il primo è costituito da preparazione civile, esercitazioni e mobilitazione. Il secondo da inventario, stoccaggio e distribuzione di materiali strategici. Il terzo da manutenzione e salvaguardia di sistemi energetici e altre infrastrutture critiche. Il quarto dal potenziamento delle capacità di welfare, mediche e di accoglienza e riparo. Infine la quinta da sicurezza delle reti di informazione, trasporto e finanziarie. Le iniziative combinate mirano a rafforzare quattro dimensioni chiave della resilienza nazionale, ovvero difesa, benessere sociale, preparazione alle emergenze e governo democratico, per irrobustire la democrazia di Taiwan e contribuire alla pace e alla stabilità regionali.

Carta di Laura Canali - 2025 

Infine, nel settore della collaborazione internazionale l’amministrazione Lai ha perseguito risultati importanti. Il discorso della vicepresidente Hsiao Bi-khim alla riunione dell’Inter-Parliamentary Alliance on China (Ipac) al Parlamento europeo, la storica visita dell’ex presidente Tsai Ing-wen in Germania e i progressi della diplomazia anche economica da parte del ministro degli Esteri Lin Chia-lung sono stati tutti risultati notevoli.

Oltre agli sforzi istituzionali, la Taiwan-Asia Exchange Foundation (Taef) – uno dei più rilevanti think tank dell’isola – sostiene che il governo debba elaborare e implementare una strategia taiwanese per l’Indo-Pacifico. Un documento del genere costituirebbe sia una risposta alle strategie regionali delle principali potenze, sia una manifestazione della volontà di Taipei di cooperare in aree chiave. Basandosi sulla Nsp e sulla Nsp+ menzionate in precedenza, la strategia indo-pacifica di Taiwan dovrebbe rinsaldare quattro pilastri strategici: sicurezza, valori democratici, catene di approvvigionamento e legami internazionali.

Taiwan può contribuire a plasmare un Indo-Pacifico stabile, prospero e resiliente cooperando con i partner che ne condividono gli ideali.

L’8 ottobre 2025 la Taef ha convocato il primo Nsp+ Think Tank Summit, che ha lo scopo di istituzionalizzare uno dei tre «corridoi strategici» guidati dalla società civile. L’iniziativa intendeva rafforzare e ampliare il dialogo, gli scambi e la collaborazione fra Taiwan e i think tank partner negli Stati Nsp+ e più in generale nella regione dell’Indo-Pacifico.

Il summit trova le sue basi negli otto anni di cooperazione avviata durante la prima Nsp tra la Taef e altri think tank. L’obiettivo è consolidare i risultati precedenti e coinvolgere ancora più enti, specialmente quelli favorevoli a Taiwan e che da tempo si interessano degli sviluppi regionali. In sostanza, i rappresentanti e i leader di 15 think tank internazionali – dal Sud-Est asiatico al Giappone, dall’India agli Stati Uniti, dalla Svezia ad altre nazioni europee – si sono scambiati idee sul ruolo di Taiwan nell’Indo-Pacifico e sulla collaborazione tra partner dalle vedute simili.

La maggior parte dei think tank internazionali presenti ha espresso supporto  per le iniziative strategiche di Taipei nell’Indo-Pacifico. Le discussioni hanno ruotato attorno a diverse aree tematiche, in primo luogo la sicurezza, sottolineando l’esi­genza di dare risposte comuni alle sfide emergenti come la disinformazione e la guerra ibrida, la cibersicurezza, l’innovazione nell’industria della difesa e la deterrenza integrata. In secondo luogo, si è parlato di valori democratici evidenziando l’arretramento della democrazia e la crescita dell’influenza autoritaria nell’Indo-Pacifico, dunque l’importanza di aumentare la cooperazione tra regimi democratici. Proprio l’esperienza di Taiwan è stata presa come modello per lo sviluppo democratico nella regione. Nell’ambito della messa in sicurezza delle linee di approvvigionamento, i partecipanti hanno rilevato che la collaborazione indo-pacifica su semiconduttori, energia verde, minerali critici e terre rare deve dare priorità alla trasparenza, alla fiducia reciproca e alla resilienza della supply chain. I partecipanti hanno inoltre considerato approcci strategici su più livelli, tra cui un piano primario incentrato sulla sopravvivenza e un secondo piano che comprende elementi non tradizionali, quali la cooperazione nella gestione delle catastrofi, la tenuta sociale, la sicurezza sanitaria collettiva e quella informatica. Le discussioni hanno rispecchiato i differenti approcci e strategie adottati dai principali paesi dell’area come Giappone, Stati Uniti e Australia.

Taiwan ha così sfruttato le capacità sia del settore privato sia della società civile per consolidare la propria posizione e promuovere partnership internazionali attraverso le collaborazioni intersettoriali, nonostante le persistenti sfide domestiche e internazionali. Una Taiwan più forte è funzionale a una regione indo-pacifica e un ordine globale più stabili e prosperi.

(traduzione di Roger Anton Calvello)

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UNA TAIWAN FORTE E DEMOCRATICA È UN BALUARDO CONTRO LA CINA

I movimenti del 2024-25 hanno rivitalizzato la società civile. Il crescente revisionismo di Pechino e il punto di vista dei taiwanesi sul Kuomintang. Taipei ha bisogno di Washington e Tōkyō e di una strategia per l’Indo-Pacifico basata sulla New Southbound Policy.
di Hsin-Huang Michael HSIAOAlan Hao Yang
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Pubblicato in: IL TEMPO DELLA CINA - n°12 - 2025
Carta di Laura Canali - 2023
Carta di Laura Canali - 2023 

Negli ultimi anni il mondo sta affrontando due sfide strutturali. La prima è la crescita del revisionismo degli Stati autoritari, di cui l’Indo-Pacifico è diventato un bersaglio primario. Tali potenze hanno tentato di alterare l’ordine internazionale basato sulle regole, influenzare gli altri paesi, esportare la propria ideologia e consolidare le proprie sfere di interesse.

La principale potenza revisionista è la Repubblica Popolare Cinese, come risulta evidente dalle intimidazioni nei confronti di Stati quali Corea del Sud, Filippine, Giappone e Taiwan. È un approccio che ha le sue radici nel rifiuto degli accordi territoriali definiti dal trattato di San Francisco del 1951, di cui il Libro bianco di Pechino del 2022 «La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova èra» dichiara esplicitamente l’illegalità.

Il mantenimento dello status quo rappresenta la posizione politica consolidata di Taiwan e costituisce il fondamento delle sue relazioni internazionali. Dal 2016 Taiwan ha perseguito questo obiettivo e la cooperazione con gli Stati partner attraverso la New Southbound Policy (Nsp) della presidente Tsai Ing-Wen e la sua continuazione nella Nsp+ del successore Lai Ching-te.

La seconda sfida è costituita dall’indebolimento senza precedenti della democrazia a livello globale. Le principali potenze di Indo-Pacifico ed Europa e consessi internazionali come l’Ue e l’Asean hanno annunciato o implementato delle proprie strategie e politiche indo-pacifiche, tutte orientate al mantenimento dello status quo. Il loro obiettivo è rispondere collettivamente alla minaccia dell’espansionismo autoritario e lo dimostra il fatto che le strategie sono apparse quasi contestualmente. I regimi autoritari hanno infatti tentato di esportare la propria ideologia, perseguire i dissidenti oltreconfine abusando della «giurisdizione a lungo raggio» e sfruttare i legami economici, commerciali e turistici per costringere altri paesi ad accettare rivendicazioni politiche illegittime. Cionostante, nel 2024 molti paesi dell’Indo-Pacifico hanno tenuto elezioni, tra cui Taiwan. Qui il Partito democratico progressista (Dpp) ha ottenuto il terzo mandato presidenziale consecutivo, segnalando l’avvio di un nuovo capitolo nella democrazia dell’isola e il rigetto della pressione cinese da parte dell’elettorato. Tuttavia il Dpp è passato in minoranza nel parlamento monocamerale e l’intesa tra il Kuomintang (Kmt) e il Partito popolare taiwanese (Tpp) nell’assemblea legislativa ha comportato il problema della coabitazione. La traiettoria democratica di Taiwan è unica nel suo genere e non è una replica di altre esperienze postcoloniali né una romanzata narrazione politica. Questo tipo di governo si è affermato nell’isola passando attraverso transizioni prolungate di vario tipo, costantemente accompagnate da crisi. Dall’esterno la Repubblica Popolare non ha mai rinunciato alle proprie minacce di annessione e alle azioni ostili, mentre all’interno l’eredità autoritaria e le forze politiche filocinesi hanno spesso contribuito alla strategia di Pechino di generare divisioni e influenza. Ne sono un esempio i recenti contatti tra politici dell’opposizione e il Fronte unito cinese, una rete di gruppi e personalità che promuove gli interessi di Pechino. Tali dinamiche persistono anche dopo tre pacifiche successioni del potere esecutivo, rendendo il rafforzamento della democrazia nell’isola un caso a sé stante.

In questo contesto, le tensioni politiche interne all’isola non sono solo il frutto di posizioni politiche differenti, ma anche di attitudini diverse nei confronti della pressione internazionale e delle possibili risposte a un’aggressione straniera.

Carta di Laura Canali - 2024
Carta di Laura Canali - 2024 

Il ruolo della società civile a Taiwan

Dopo le elezioni del 2024, nella società si è diffuso un crescente timore che la coalizione Kmt-Tpp portasse a una situazione di disfunzionalità parlamentare. Il Movimento degli uccelli azzurri del 2024 e il Movimento del grande richiamo del 2025 esemplificano il contributo della società alla difesa della democrazia, dove il secondo rappresenta un potenziamento degli sforzi del primo di rettificare le irregolarità legislative, grazie al coordinamento tra una più ampia coalizione di organizzazioni della società civile. Entrambi i movimenti condividono i princìpi dell’anti-autoritarismo, del perseguimento della giustizia e dell’adesione a una vera democrazia e puntano a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale di Taiwan.

La coalizione Kmt-Tpp ha superato il 52% dei seggi, creando una coabitazione col Dpp che detiene invece la presidenza. Il Movimento degli uccelli azzurri è nato in risposta ai progetti di riforma presentati dalla coalizione, ampiamente criticati perché espandono i poteri legislativi a danno del bilanciamento costituzionale dei poteri. A partire dal maggio 2024 le organizzazioni della società civile hanno lanciato l’«Azione 521 – salviamo la democrazia». Decine di migliaia di persone si sono riunite di fronte al parlamento e la partecipazione il 24 e il 28 maggio 2024 è stata ancora più ampia. Il movimento ha attirato notevole attenzione, interna e internazionale, e ha generato una solidarietà democratica panasiatica senza precedenti: rappresentanti di più di dieci organizzazioni in almeno cinque paesi si sono uniti in segno di supporto. Sebbene il movimento non sia riuscito a bloccare la riforma, ha rafforzato l’attivismo nella società civile taiwanese.

Nel 2025 c’è stata una nuova ondata di mobilitazione. Senza un partito che abbia la maggioranza, la coalizione Kmt-Tpp ha di fatto dominato la legislatura. Il Dpp ha reagito promuovendo referendum di richiamo, cioè elezioni attraverso le quali i votanti di una circoscrizione possono rimuovere dall’ufficio il candidato eletto in precedenza. Bersagli della campagna sono stati il presidente, il vicepresidente e 41 membri del parlamento, con l’accusa di «interruzione dell’attività legislativa». Il Kmt ha risposto a sua volta promuovendo 38 referendum di richiamo contro parlamentari del Dpp. Il conflitto istituzionale si è rapidamente esteso alla società, segnando la mobilitazione più grande dal Movimento dei girasoli del 2014.

Più di 1,5 milioni di cittadini hanno partecipato al processo, con 1,3 milioni di firme raccolte. Visti gli sviluppi, il Kmt ha cambiato la propria strategia e si è opposto ai referendum di richiamo, impegnandosi in una contromobilitazione dell’elettorato. Nel complesso, il 26 luglio e il 23 agosto 31 parlamentari del Kmt hanno dovuto affrontare il voto, comprese figure di spicco come Hsu Chiao-hsin, Fu Kun-chi e il sindaco di Hsinchu Kao Hung. L’affluenza ha toccato nelle due date rispettivamente il 56,26% e il 49,26% degli aventi diritto. Tuttavia, nessuno degli appuntamenti elettorali ha raggiunto i requisiti legali richiesti dai referendum di richiamo.

Benché né il Movimento degli uccelli azzurri né la campagna del 2025 abbiano fermato le disfunzioni legislative, entrambi hanno rivitalizzato significativamente l’impegno civico a difesa della democrazia.

Carta di Laura Canali - 2023
Carta di Laura Canali - 2023 

Secondo un sondaggio nazionale del novembre 2025 («Il Kuomintang agli occhi del popolo taiwanese»), la maggior parte dei rispondenti accetta o apprezza il Kmt solo per la sua enfasi sullo sviluppo economico e per la sua adesione alla democrazia, alla libertà e ai diritti umani. Tuttavia secondo i taiwanesi il Kmt possiede anche sei caratteristiche non apprezzabili: anticomunismo vacillante, mancanza di integrità, incompetenza nel governare, non rappresentanza degli interessi generali, inaffidabilità e un’identità più cinese che taiwanese. Più della metà dei rispondenti ha indicato i primi tre punti come ragioni dell’impopolarità del Kmt.

Due quesiti del sondaggio meritano un approfondimento. Il primo è: «Il Kuomintang è un partito dalla solida postura anticomunista?». Il 5,5% ha risposto di essere fortemente d’accordo, il 16,6% parzialmente d’accordo, il 35,9% parzialmente in disaccordo, il 31,2% fortemente in disaccordo, mentre il 6,8% non ha espresso un’opinione e il 4% ha indicato «non so» o si è rifiutato di rispondere. In altre parole, il sondaggio più recente rivela che tra i taiwanesi maggiori di 20 anni il 22% ritiene il Kmt un partito fermamente anticomunista, mentre il 67% no. Una differenza del 45%, che porta con sé un messaggio chiaro: la società taiwanese concorda che il Kmt non abbia una salda posizione anticomunista.

Il secondo quesito è: «Il Kuomintang è il partito più capace di governare?». Qui il 10,7% è fortemente d’accordo, il 25,8% parzialmente d’accordo, il 31,5% parzialmente in disaccordo e il 23,7% fortemente in disaccordo, mentre il 6,1% non ha un’opinione e il 2,1% ha indicato «non so» o si è rifiutato di rispondere. Quindi il 37% lo ritiene il miglior partito di governo, il 55% no, con una differenza del 18,7%.

Basandosi su questi due orientamenti, ci si potrebbe aspettare che il Kmt non ottenga un ampio consenso popolare alle elezioni locali del 2026. Tuttavia si prevede invece che il Kmt, alleato col Tpp, manterrà il proprio vantaggio e guadagnerà la maggioranza dei sindaci e delle regioni. Sembra una contraddizione, ma riteniamo che una ragione chiave del suo potenziale successo elettorale – oltre all’alleanza con il Tpp – risieda nelle fazioni locali che manovrano all’interno del sistema democratico taiwanese, nonostante le ambigue relazioni del Kmt con Pechino. Il Kmt ha infatti assorbito le fazioni locali durante il suo periodo di governo autoritario dell’isola e mantiene tuttora canali e reti di mobilitazione di questi gruppi. Cercando di assicurare i propri interessi e la propria sopravvivenza, le fazioni locali mantengono la cooperazione col Kmt e in una certa misura ne alterano l’agenda politica per continuare a spartirsi il bottino.

Taiwan nell’Indo-Pacifico: la crescita delle pressioni internazionali

In aggiunta alle turbolenze politiche interne, la Cina ha intensificato la propria azione coercitiva nei confronti di Taiwan. Pechino ha condotto operazioni in area grigia, ha incrementato le attività del Fronte unito e ha usato strumenti legali extraterritoriali per prendere di mira il parlamentare taiwanese Shen Po-yang (conosciuto anche come Puma Shen) e opinionisti anticinesi, sfruttando la «giurisdizione a lungo raggio» e cercando di imporre la falsa narrazione secondo cui Taiwan fa parte della Cina.

L’introduzione dei dazi da parte del presidente Trump nell’aprile 2025 ha inoltre generato una forte incertezza globale, con significativi effetti su Taiwan. Il governo ha reagito intensificando i negoziati con l’America e le trattative stanno portando le percentuali a livelli più ragionevoli. La vicepremier Cheng Li-Chun si è recato più volte a Washington, aiutando così a ridurre i dazi dal 32% iniziale a un provvisorio 20%. Anche il settore privato ha aumentato l’affidabilità di Taipei come partner economico e ha contribuito a una relazione taiwanese-americana più stabile e robusta. Tsmc ha infatti avviato molti investimenti negli Stati Uniti e ha annunciato un ulteriore impegno per 100 miliardi di dollari, che comprende la costruzione di altri tre impianti di produzione dei semiconduttori, due strutture avanzate di confezionamento e collaudo e un centro di ricerca e sviluppo. Inoltre GlobalWafers, Foxconn, Quanta, Compal, Wistron, Pegatron e Inventec stanno accelerando i propri investimenti negli Usa.

Il Giappone è il partner regionale più stretto di Taiwan dopo gli Stati Uniti. La nuova premier Takaichi Sanae ha espresso una netta posizione a favore di Taiwan, riecheggiando il principio del defunto Abe Shinzō secondo cui «un’emergenza taiwanese è un’emergenza giapponese». Takaichi ha affermato che una crisi a Taiwan avrebbe un impatto cruciale sulla sopravvivenza del paese del Sol Levante e costitui­rebbe una «crisi esistenziale» in base alla legge nipponica, permettendo perciò a Tōkyō di esercitare il proprio diritto all’autodifesa. La sua coraggiosa dichiarazione possiede un chiaro valore strategico ed è coerente con la postura consolidata del governo giapponese. Nonostante la varietà di posizioni all’interno dell’arcipelago nipponico, la dichiarazione del primo ministro ha raccolto il 72% di approvazione in un sondaggio d’opinione realizzato a novembre da Yomiuri Shimbun.

Carta di Laura Canali - 2025
Carta di Laura Canali - 2025 

La Cina ha criticato aspramente la dichiarazione e continua a usare come arma la reciproca interdipendenza economica, limitando le visite turistiche e la presenza di propri studenti in Giappone, boicottando l’importazione di prodotti ittici e persino evitando i contatti tra il primo ministro cinese Li Qiang e la sua omologa nipponica durante il vertice G20. Pechino insiste nel chiedere che Takaichi ritratti la propria affermazione. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri cinese ha rigettato la proposta nipponica di organizzare un summit trilaterale tra Pechino, Tōkyō e Seoul nel gennaio 2026, sottolineando che la «palesemente erronea dichiarazione sulla questione di Taiwan» ha danneggiato le fondamenta e l’atmosfera della cooperazione, creando un clima «inadatto a tenere un summit trilaterale con i leader di Giappone e Corea del Sud».

Infine, desideriamo sottolineare che per molto tempo le comunità accademiche e professionali delle relazioni internazionali hanno dato grande risalto alla teoria della pace democratica, secondo cui non scoppiano guerre tra questo tipo di regimi. Desideriamo approfondire ulteriormente questo concetto, affermando che non solo non dovrebbero esserci guerre tra paesi democratici, ma che questi dovrebbero anche trovare il modo di rafforzare la pace, la stabilità e l’armonia attraverso una forte cooperazione. Perciò nell’èra dell’incertezza vogliamo dare priorità alla «teoria della prosperità democratica», che può partire proprio da Taiwan. Il fine è assicurare benessere sostenibile, dunque pace e sicurezza, attraverso la cooperazione tra Taipei, Giappone, Filippine e altri partner che ne condividono il punto di vista.

Una strategia internazionale per una Taiwan più forte

Da quando ha assunto il proprio incarico nel 2024, il presidente Lai Ching-te ha cercato di rafforzare Taiwan nei settori della sicurezza, del governo democratico, dell’economia, della società e della collaborazione internazionale.

Nel campo della sicurezza Lai ha sottolineato la necessità di espandere le capacità difensive nazionali, di promuovere la deterrenza asimmetrica, di costruire un «Taiwan Dome» e di sviluppare catene di approvvigionamento sicure nell’industria della sicurezza, in particolare nelle tecnologie della difesa e nella produzione di droni. Nell’ambito del governo, il presidente sostiene i movimenti della società civile, ha approfondito la governance democratica e ha promosso la solidarietà democratica internazionale. In economia ha invece incoraggiato la cooperazione entro linee di approvvigionamento sicure per creare un ecosistema di alta tecnologia robusto e affidabile.

Il presidente ha poi sottolineato l’importanza di una società resiliente per la sicurezza, la stabilità e l’unità nazionale. Dopo aver assunto l’incarico ha istituito una Commissione per la resilienza dell’intera società all’interno dell’ufficio presidenziale, che presiede personalmente. Il concetto di resilienza dell’intera società è strutturato attorno a cinque pilastri strategici. Il primo è costituito da preparazione civile, esercitazioni e mobilitazione. Il secondo da inventario, stoccaggio e distribuzione di materiali strategici. Il terzo da manutenzione e salvaguardia di sistemi energetici e altre infrastrutture critiche. Il quarto dal potenziamento delle capacità di welfare, mediche e di accoglienza e riparo. Infine la quinta da sicurezza delle reti di informazione, trasporto e finanziarie. Le iniziative combinate mirano a rafforzare quattro dimensioni chiave della resilienza nazionale, ovvero difesa, benessere sociale, preparazione alle emergenze e governo democratico, per irrobustire la democrazia di Taiwan e contribuire alla pace e alla stabilità regionali.

Carta di Laura Canali - 2025
Carta di Laura Canali - 2025 

Infine, nel settore della collaborazione internazionale l’amministrazione Lai ha perseguito risultati importanti. Il discorso della vicepresidente Hsiao Bi-khim alla riunione dell’Inter-Parliamentary Alliance on China (Ipac) al Parlamento europeo, la storica visita dell’ex presidente Tsai Ing-wen in Germania e i progressi della diplomazia anche economica da parte del ministro degli Esteri Lin Chia-lung sono stati tutti risultati notevoli.

Oltre agli sforzi istituzionali, la Taiwan-Asia Exchange Foundation (Taef) – uno dei più rilevanti think tank dell’isola – sostiene che il governo debba elaborare e implementare una strategia taiwanese per l’Indo-Pacifico. Un documento del genere costituirebbe sia una risposta alle strategie regionali delle principali potenze, sia una manifestazione della volontà di Taipei di cooperare in aree chiave. Basandosi sulla Nsp e sulla Nsp+ menzionate in precedenza, la strategia indo-pacifica di Taiwan dovrebbe rinsaldare quattro pilastri strategici: sicurezza, valori democratici, catene di approvvigionamento e legami internazionali.

Taiwan può contribuire a plasmare un Indo-Pacifico stabile, prospero e resiliente cooperando con i partner che ne condividono gli ideali.

L’8 ottobre 2025 la Taef ha convocato il primo Nsp+ Think Tank Summit, che ha lo scopo di istituzionalizzare uno dei tre «corridoi strategici» guidati dalla società civile. L’iniziativa intendeva rafforzare e ampliare il dialogo, gli scambi e la collaborazione fra Taiwan e i think tank partner negli Stati Nsp+ e più in generale nella regione dell’Indo-Pacifico.

Il summit trova le sue basi negli otto anni di cooperazione avviata durante la prima Nsp tra la Taef e altri think tank. L’obiettivo è consolidare i risultati precedenti e coinvolgere ancora più enti, specialmente quelli favorevoli a Taiwan e che da tempo si interessano degli sviluppi regionali. In sostanza, i rappresentanti e i leader di 15 think tank internazionali – dal Sud-Est asiatico al Giappone, dall’India agli Stati Uniti, dalla Svezia ad altre nazioni europee – si sono scambiati idee sul ruolo di Taiwan nell’Indo-Pacifico e sulla collaborazione tra partner dalle vedute simili.

La maggior parte dei think tank internazionali presenti ha espresso supporto per le iniziative strategiche di Taipei nell’Indo-Pacifico. Le discussioni hanno ruotato attorno a diverse aree tematiche, in primo luogo la sicurezza, sottolineando l’esi­genza di dare risposte comuni alle sfide emergenti come la disinformazione e la guerra ibrida, la cibersicurezza, l’innovazione nell’industria della difesa e la deterrenza integrata. In secondo luogo, si è parlato di valori democratici evidenziando l’arretramento della democrazia e la crescita dell’influenza autoritaria nell’Indo-Pacifico, dunque l’importanza di aumentare la cooperazione tra regimi democratici. Proprio l’esperienza di Taiwan è stata presa come modello per lo sviluppo democratico nella regione. Nell’ambito della messa in sicurezza delle linee di approvvigionamento, i partecipanti hanno rilevato che la collaborazione indo-pacifica su semiconduttori, energia verde, minerali critici e terre rare deve dare priorità alla trasparenza, alla fiducia reciproca e alla resilienza della supply chain. I partecipanti hanno inoltre considerato approcci strategici su più livelli, tra cui un piano primario incentrato sulla sopravvivenza e un secondo piano che comprende elementi non tradizionali, quali la cooperazione nella gestione delle catastrofi, la tenuta sociale, la sicurezza sanitaria collettiva e quella informatica. Le discussioni hanno rispecchiato i differenti approcci e strategie adottati dai principali paesi dell’area come Giappone, Stati Uniti e Australia.

Taiwan ha così sfruttato le capacità sia del settore privato sia della società civile per consolidare la propria posizione e promuovere partnership internazionali attraverso le collaborazioni intersettoriali, nonostante le persistenti sfide domestiche e internazionali. Una Taiwan più forte è funzionale a una regione indo-pacifica e un ordine globale più stabili e prosperi.

(traduzione di Roger Anton Calvello)



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