Il gigantesco autogol dell’America

 

‘Il gigantesco autogol dell’America’

Conversazione con Justin Logan, direttore Studi difesa e politica estera al Cato Institute.
a cura di Federico Petroni
Pubblicato il 
Pubblicato in: IN TRAPPOLA - n°3 - 2026



LIMESPerché gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran?

LOGANPerché le trattative non stavano dando i risultati che il governo sperava e perché Israele ha spinto per colpire. Ma non è affatto chiaro che cosa l’amministrazione Trump si aspetti di ottenere dall’Iran oltre a una capitolazione. Ha fornito soltanto un cumulo di confuse giustificazioni. Prima la fantasia del cambio di regime, ma non sembra pronta a stanziare le risorse militare per raggiungerlo. Poi un argomento più plausibile, legato a quattro obiettivi: distruggere o ridimensionare significativamente i missili balistici, la capacità di produrli, la Marina e il programma nucleare. Quindi il segretario di Stato Marco Rubio ha espunto il nucleare e inserito l’Aeronautica. Tuttavia, non c’era bisogno di una guerra per proteggersi da queste capacità. Gli iraniani avevano offerto di neutralizzare le riserve di uranio arricchito il giorno prima dell’attacco. Il presidente Trump ha detto che Teheran era a due settimane da un’arma nucleare. È falso.

LIMESL’attacco fa parte di un grande disegno contro Cina e Russia?

LOGANPenso che Pechino e Mosca ci stiano ridendo dietro per questa bella impresa. Soprattutto per il modo sconsiderato in cui l’abbiamo iniziata. L’idea che la guerra sia un modo per negare a russi e cinesi un alleato è del tutto ridicola. Le persone vicine o dentro all’amministrazione che conosco non provano nemmeno a sostenerla.

LIMESUna via d’uscita è possibile?

LOGAN Se i nostri obiettivi sono davvero quelli elencati sopra, l’amministrazione può tranquillamente dire di averli centrati e fermarsi. Ma ci sono due ostacoli. Il primo è proprio la nostra ambiguità sugli obiettivi che desideriamo ottenere e il secondo è la totale mancanza di fiducia fra Stati Uniti e Iran. Il governo stesso ha ammesso di essere stato sorpreso dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, nonostante tutti lo avessero avvisato. Non solo militari e intelligence, pure la stessa Guida suprema Ali Khamenei che a inizio febbraio aveva promesso di regionalizzare la guerra in caso di attacco. Sospetto che Trump stia cercando un grande gesto spettacolare come lo scorso giugno per poter annunciare la fine del conflitto – ricordiamoci che parliamo di una personalità televisiva. Ma sarà del tutto slegato da qualunque ragionevole risultato strategico. E ci lascerà in una situazione di disequilibrio difficile da ricomporre, vista la distruzione causata dai bombardamenti israelo-americani.

<address>Carta di Laura Canali - 2026
Carta di Laura Canali - 2026 

LIMESQualcuno dice che gli Stati Uniti devono riaprire Hormuz, pena una catastrofica sconfitta d’immagine. È d’accordo?

LOGAN A causa della guerra, l’Iran non vuole tornare alla situazione precedente. Vuole un sistema di dazi sui transiti per Hormuz che ovviamente infastidisce i paesi arabi del Golfo. Ma riaprirlo con la forza sarebbe un’operazione gigantesca e sanguinosa. Non è nemmeno detto che abbia successo, perché mettere fuori uso una petroliera è molto facile, basta un drone o un barchino. Per riaprire Hormuz serve una soluzione politica, non militare. Però la guerra finora ha rafforzato, non indebolito, la posizione negoziale dell’Iran. Questo è il nostro capolavoro. Inoltre, le risorse militari che abbiamo schierato in teatro non sono né sufficienti né adatte a un’operazione di riapertura dello Stretto. Potrebbero provare a stabilire una testa di ponte per una forza più grande che arrivi in un secondo momento ed eliminare i missili antinave lungo o presso la linea costiera iraniana. Tuttavia, sarebbero comunque insufficienti a coprire l’area di cui stiamo parlando. Un domani potremmo assistere a convogli per scortare le navi commerciali dentro e fuori Hormuz. Ma per ora gli alleati, inclusi quelli della Nato, ci hanno detto no, comprensibilmente. Servirà un numero di navi militari enorme e non è affatto detto che le risorse della U.S. Navy bastino.

LIMESGli Stati Uniti hanno abbastanza munizioni per affrontare un prolungamento della guerra?

LOGAN Il problema riguarda i missili intercettori. Agli Stati Uniti piace fare la guerra senza subirne le conseguenze. Quindi ci servono ottime difese antimissile. Ma le abbiamo usate pesantemente in Ucraina per quattro anni per difenderla dai bombardamenti russi. Le abbiamo usate contro gli ḥūṯī e nella guerra dei Dodici giorni. I Patriot o i Thaad costano molto e non abbiamo grandi riserve. Al punto che li abbiamo dovuti togliere agli alleati in Asia, con effetti disastrosi sulla nostra credibilità e capacità dissuasiva. Più la guerra va avanti, più Israele e gli altri alleati del Golfo soffriranno i colpi degli iraniani e più saranno inclini a porre fine alle ostilità. Forse lo stesso Stato ebraico a un certo punto sentirà che i costi diverranno intollerabili rispetto ai benefici.

LIMESMilitari e intelligence avevano ammonito la presidenza dei rischi. Perché Trump ascolta più il governo d’Israele che i suoi apparati?

LOGAN Il presidente Trump è un attore unitario. La direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha detto che, secondo le agenzie sotto la sua supervisione, l’Iran non sta cercando di dotarsi di un’arma nucleare e Trump ha risposto che non gli interessa. Ricordate il cosiddetto Signalgate d’inizio 2025, la chat divulgata alla stampa sulla decisione se attaccare o meno gli ḥūṯī in Yemen? Quella chat è di fatto una riunione interministeriale con vicepresidente, segretario di Stato, consigliere per la Sicurezza nazionale, segretario alla Difesa. Poi a un certo punto entra il vicecapo di staff del presidente, Stephen Miller, e dice: fermi tutti, la decisione è già stata presa, adeguatevi. È così che decide la Casa Bianca di Trump. Il presidente sembra non curarsi nemmeno di cosa dibattano i suoi ministri. Tiene ben strette le sue carte. Ascolta attentamente una ristretta cerchia di persone. Oltre a Miller, il senatore Lindsey Graham, gli opinionisti di Fox News. E questa emittente è stata monolitica, ha martellato sulla necessità di attaccare l’Iran, senza una sola voce contraria. Le fonti a cui Trump ha scelto di esporsi sono tutte d’accordo. Fatica a concepire che altri possano pensarla diversamente.

<address>Carta di Laura Canali - 2026
Carta di Laura Canali - 2026 

LIMESNegli apparati qualcuno supporta questa avventura?

LOGAN La guerra oggi è appesa al collo di Pete Hegseth, molto più che di Marco Rubio. Lo stesso Trump ha detto che il segretario alla Difesa esorta a non sospendere ora i bombardamenti. È un momento molto pericoloso per lui e, in misura minore, anche per il capo degli Stati maggiori riuniti Dan Caine. Se sono furbi, staranno cercando di dare una risposta alla famosa domanda di David Petraeus prima della guerra in Iraq: dimmi come finisce. Il punto però è che Hegseth non rappresenta nessuno dentro gli apparati: è una creatura di Fox News e, in una certa misura, dello stesso Trump. È uno yes man che sosterrebbe il presidente sia in caso di accordo sia in caso di escalation. Ora è al centro dell’attenzione perché questa è la guerra di Trump. Penso e spero che il generale Caine sollevi domande impertinenti sull’esito del conflitto. Ma gli apparati sono storicamente riluttanti a porne. In particolare con questa Casa Bianca.

LIMESQuali conseguenze patirà l’economia americana?

LOGAN Al presidente Trump piace ripetere che l’America non ha bisogno del petrolio straniero perché ne produciamo un sacco in patria. Il problema è che il prezzo del greggio negli Stati Uniti è determinato dai prezzi mondiali. Non viviamo nell’autarchia. Lo stesso vale per il gas. Lo shock si sentirà almeno fino alla fine dell’anno, dunque fino all’inverno dell’emisfero settentrionale. Il costo politico alle elezioni di metà mandato per i repubblicani sarà salatissimo. Avrebbero avuto comunque una brutta tornata, ma ora la sconfitta è irreversibile.

LIMESSembra che a Trump le elezioni non interessino nemmeno.

LOGAN Pensa di essere l’unico in grado di sistemare le cose. Normalmente, un presidente nel secondo mandato starebbe preparando il terreno per coltivare un successore, la sua eredità o almeno una continuità di governo. L’attuale inquilino della Casa Bianca invece non sembra curarsi del futuro del suo partito o delle elezioni del 2028. Se dopo di lui i repubblicani crolleranno, dirà: «Visto? Solo io potevo sistemare le cose».

LIMESMa come pensa di gestire due anni di governo se perde il Congresso?

LOGAN Trump ama lo spettacolo, il caos quotidiano. Niente di peggio per lui di essere ignorato. Un nuovo tentativo di impeachment è garantito. Forse lo vede come un modo per restare al centro dell’attenzione.

LIMESTrump sta accelerando la crisi americana che diceva di voler risolvere?

LOGAN La guerra all’Iran è un gigantesco autogol dell’America. Molti al governo si aspettavano di concentrarsi sulla competizione con la Cina. Non solo non è accaduto, ma Trump è diventato una colomba su Pechino. Non ha particolari affinità a Taiwan, nessun desiderio di focalizzarsi sulla Repubblica Popolare, ventila persino un G2. Qualcuno dice che gli Stati Uniti devono sconfiggere Russia e Iran prima di dedicarsi alla Cina. Per me è un argomento privo di fondamento, i fatti dimostrano che sta prosciugando le nostre risorse. Xi Jinping dovrebbe godere nel vederci esaurire gli arsenali in Europa e Medio Oriente, la pazienza degli elettori e la legittimazione di possibili guerre future. Fossi in lui, vorrei che questi conflitti andassero avanti per sempre.

<address>Carta di Laura Canali - 2026
Carta di Laura Canali - 2026 

LIMESTrump ha smentito la sua stessa Strategia di sicurezza nazionale, in particolare l’enfasi su allineare obiettivi e mezzi. Perché?

LOGAN Perché è insensibile ai costi. Anche come uomo d’affari, non si è mai troppo preoccupato delle risorse disponibili. Vede la questione iraniana come una grande scocciatura ricorrente e ha pensato di darle un colpo per vedere l’effetto che fa, senza troppo pensare alle conseguenze di medio e lungo periodo.

LIMESQuale conseguenza la preoccupa di più?

LOGAN Il governo Trump ha reso di fatto impossibile fidarsi degli Stati Uniti. Questo vale per i nostri alleati ma anche per gli avversari. Con l’Iran, abbiamo stracciato l’accordo sul nucleare del 2015, li abbiamo bombardati lo scorso anno mentre stavamo negoziando e lo abbiamo rifatto a febbraio. Se dici: «Se non ti fermi, ti sparo», implichi che se l’altro si ferma non gli spari. Abbiamo stracciato anche questo principio basilare. Chiunque abbia problemi con gli Stati Uniti e teme di poterne avere in futuro desidererà dotarsi di armi nucleari a causa della volubilità non solo di Trump ma della politica estera americana. Ricordate da chi era composto l’asse del male di Bush? Iran, Iraq, Corea del Nord. L’Iran ha visto cosa è accaduto all’Iraq, che non le aveva, e cosa non è accaduto alla Corea del Nord, che le aveva.

LIMESPerché continuate a essere i creatori dei vostri stessi problemi?

LOGAN Perché rincorriamo una grande svolta decisiva. Non riusciamo a prendere la prima vittoria disponibile. Avremmo potuto avere un accordo con l’Iran che ritardava il nucleare di vent’anni. Abbiamo bombardato il tavolo negoziale. Vogliamo un momento come la caduta dell’Unione Sovietica, ma sono occasioni rare nella storia. Cercarle continuamente è un’impresa piena di insidie. Mettendo nel mirino Cuba, Iran e Venezuela, Trump sembra voler risolvere problemi incancreniti nel tempo. Ma se nessuno li ha risolti prima, non è per codardia, è perché sono intrattabili. E comunque i risultati non sono entusiasmanti. In Venezuela abbiamo catturato Maduro lasciando lì il regime e controlliamo la vendita di petrolio. È un grande risultato? Io penso di no. Così facendo alimentiamo i nostri problemi. Ci raccontiamo che interveniamo in Medio Oriente per proteggere la stabilità dei mercati energetici. Non è vero: se mai, li abbiamo resi più volubili. Negli ultimi 25 anni, abbiamo peggiorato le cose in Medio Oriente. Continuiamo a bastonare l’alveare e poi ci sorprendiamo che veniamo punti.

Carta di Laura Canali - 2026
Carta di Laura Canali - 2026 

LIMESChe cosa rivela Trump del momento dell’America?

LOGAN Siamo alla fine dell’America dei boomer, ma la presidenza Trump ci sta ulteriormente infossando nelle sabbie mobili del debito e delle guerre senza fine create da quella generazione. La prossima America sarà un paese pieno di risentimento cui toccherà affrontare la tremenda eredità lasciata dai boomer e che guarderà agli anni Ottanta e Novanta come a una sorta di Eldorado. La politica estera americana ne uscirà pesantemente limitata. Siamo insolventi: le risorse non sono commisurate agli obiettivi. Il presidente dice di voler aumentare il bilancio della difesa del 50%, circa 500 miliardi di dollari in più. Ma a un certo punto la coperta sarà troppo corta. Le principali voci del bilancio federale sono la spesa sanitaria, le pensioni e gli interessi sul debito. Nessuna sarà facile da tagliare. Anzi, penso che la spesa militare, invece di aumentare, potrebbe diventare un comodo bersaglio quando i problemi fiscali diverranno inaggirabili.

LIMESSe Trump diventa un problema, può essere rimosso o sabotato?

LOGAN Molto difficile. Prima di lui avevamo un presidente ancor meno acuto e guardate quanto è stato difficile metterlo da parte. La posizione di Trump nel Partito repubblicano rende quasi impensabile farlo fuori, anche solo sfidarlo. E lui non andrà certo in pensione. Quanto agli apparati, rispetto al primo mandato, questo governo ha piazzato veri credenti alla guida di quasi ogni agenzia e ministero proprio per impedire al cosiddetto Stato profondo di limitare o influenzare la Casa Bianca. Le burocrazie possono rallentare, ma non scommetterei troppo che possano fungere da argini significativi. Gli apparati sono stati purgati: mentre prima il processo decisionale della politica estera era inefficace, ora non c’è proprio più. Al momento, esiste un solo decisore: Trump. Non è un’esagerazione.

LIMESPerché negli ultimi decenni Israele è diventato parte del processo decisionale del governo americano?

LOGAN Molto ha a che vedere con Netanyahu. Il premier israeliano ha costruito una potente rete personale, in aggiunta ai già oliati rapporti fra i due paesi. Conosce molto bene il sistema politico americano e questo presidente in particolare. Anni fa ha detto che è molto facile manovrare gli Stati Uniti.

LIMESCome?

LOGAN Creando controversie e creando l’impressione che i nemici di Israele siano i nemici dell’America. Un tempo erano i paesi arabi, ora i persiani. Nonostante questi ultimi non abbiano mezzi per colpire il territorio degli Stati Uniti. Ecco perché dall’inizio del conflitto si sente continuamente ripetere che la Repubblica Islamica è in guerra con l’America da 47 anni. Se anche fosse vero, la maggior parte di noi non se n’è accorta.

LIMESCome avviene la costruzione del nemico?

LOGAN Devi renderlo inscrutabile all’America. Il meccanismo parte da quello che gli psicologi chiamano errore fondamentale di attribuzione. Noi attacchiamo perché l’altro ci attacca. Ma l’altro si comporta così per la sua essenza, non perché ha i suoi motivi. Se fa qualcosa di male è perché è malvagio, non perché ha paura, ha interessi legittimi o risponde a nostri comportamenti. Questa mentalità rende impossibile agli Stati Uniti capire gli altri paesi. Perché gli iraniani cantano morte all’America? Perché armano le milizie? Perché ci odiano e sono irrazionali. Ovviamente gli avversari contribuiscono a questa caricatura, ma il punto è che è facile alimentarla.

LIMESÈ anche una questione di denaro: se muovi le donazioni ai politici, puoi dire agli americani chi sono i loro nemici?

LOGAN Le grandi donazioni sia ai repubblicani sia ai democratici rendono molto facile creare un contesto in cui convincere le persone che gli interessi americani siano identici a quelli di Israele. Ovviamente non è vero, vista la taglia dei due paesi, la loro posizione geografica, le loro risorse naturali, la composizione delle loro economie. Ma se quel ch’è buono per Israele è buono per l’America, esce dall’ambito del lobbismo straniero. È un modo per aggirare fastidi legali come il Foreign Agent Registration Act.

LIMESIsraele sta alla destra come il wokismo sta alla sinistra?

LOGAN È sicuramente possibile. E allo stesso modo porta molta gente a chiedersi: un momento, perché creiamo questi trattamenti speciali per questo o quel gruppo? Ci lamentavamo delle quote per i trans o per i neri: con Israele non potrebbe valere lo stesso? Dentro entrambi i partiti il consenso sullo Stato ebraico si sta rompendo. Un ruolo lo gioca anche la democratizzazione del sistema mediatico. Stanche della costante promozione di una politica estera interventista nella stampa mainstream, molte persone si informano sui social media o su testate non tradizionali. Qui, tuttavia, trovano alcune posizioni apertamente antisemite o bigotte. È aumentato il pubblico che consuma questo tipo di contenuti. È un fenomeno che mi preoccupa perché potrebbe creare un ambiente più fertile per l’antisemitismo.


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