IL VALZER DEI TECNOVASSALLI
IL VALZER DEI TECNOVASSALLI
You can’t start a fire
You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire
Even if we are just dancing in the dark
Bruce Springsteen, Dancing in the dark, 1984
1. Sono passati solo 14 mesi dall’insediamento della seconda amministrazione Trump, ma pare un secolo. Soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra i diversi tecnovassalli e tra questi ultimi e lo Stato. I tre moschettieri che affiancavano il presidente durante il lancio del progetto Stargate – Altman (OpenAi), Son (SoftBank) ed Ellison (Oracle) – hanno subìto destini diversi. Ellison fa incetta di opportunità, da TikTok a Paramount. Masayoshi Son è sostanzialmente sparito dai radar. Sam Altman, impegnato a gestire la concorrenza di Google, xAi e Anthropic, passa le sue giornate a spiegare che l’Ice è cattivo 1 e che la bolla dell’intelligenza artificiale (Ai) è già arrivata 2. Musk, allontanatosi politicamente da Trump, fonde xAi e SpaceX con l’obiettivo di rendere la prima più appetibile per gli investitori, diluendone le perdite nel ben più florido bilancio della sua azienda spaziale. I cui guadagni, già nel 2027, supereranno il budget della Nasa. Obiettivo: costruire data center nello Spazio, proprio mentre il governo chiede alle aziende di assumersi maggiori oneri economici per evitare che la crescente domanda di elettricità ricada sui cittadini 3. Intanto, Elon progetta di trasformare Tesla in un’azienda dedicata alla costruzione di robot (Optimus), di fatto arrendendosi all’avanzata della cinese Byd nel mondo delle auto elettriche 4. Palantir di Peter Thiel e Alex Karp non smette di crescere, infilandosi in ogni potenziale anfratto delle burocrazie securitarie americane. E contribuendo – grazie a Maven, piattaforma di intelligence aumentata – alla cattura di Maduro e all’uccisione di Khamenei.
Cambia tutto, dunque? Non proprio. Perché nel valzer dei tecnovassalli un elemento resta immutato. Costoro, da SpaceX a Palantir passando per Oracle e Anduril, continuano a esercitare funzioni sovrane. Il tycoon può farli ballare e competere nei modi più disparati, ma non può svuotare la pista. Il potere reale, scriveva Max Weber, risiede nelle burocrazie 5. Vero. Ma oggi burocrazie pubbliche e private si sono terribilmente accoppiate. Impossibile comprendere dove inizino le prime e dove le seconde.
Il punto è che è impossibile persino dirigere l’orchestra. Al di là della retorica sulla sicurezza nazionale, la verità è che i tecnovassalli fanno principalmente i loro interessi. Privi di coordinamento tra loro – figuriamoci con lo Stato – essi continuano a spremere gli apparati di sicurezza concentrandosi sul loro settore di competenza, senza elaborare un progetto collettivo. Sarebbe erroneo credere che Trump o chi per lui abbia indicato alle aziende tecnologiche cosa fare. È vero piuttosto il contrario: le Big Tech non hanno fatto altro che scavarsi una nicchia in quei settori industriali colpevolmente lasciati scoperti dal pubblico. Esse si sono appropriate dello Stato perché quest’ultimo si è autodefinito inutile. Sono lontani i tempi in cui Vannevar Bush, dopo la seconda guerra mondiale, scriveva a Roosevelt di trovare un modo per non perdere i talenti «della generazione ora in uniforme» 6.
Dopo la (non) vittoria nella guerra fredda gli Usa hanno fatto l’opposto. Il mondo sarebbe diventato americano per decreto divino dunque la sicurezza ce la garantisce la filosofia della storia. Magia della globalizzazione. Ideologia. Sciocchezze. Questa è la genesi dei contratti miliardari di SpaceX e Palantir. Semplicemente, aziende del genere sono diventate lo Stato perché quest’ultimo ha smesso di essere tale. Ma restano attori che fanno i loro interessi, che invocano la libertà d’impresa e che non si piegheranno mai ai diktat del potere politico.
Anche perché oramai la loro potenza è decisamente superiore – almeno negli ambiti in cui operano – a quella dello Stato. Privatizzazione della sovranità? Senza dubbio, anche se la distinzione tra pubblico e privato tende sempre più a sfumare, dunque un’espressione del genere rischia di essere equivoca. Ciò a cui assistiamo è piuttosto una tendenza dell’industria ad accollarsi funzioni sovrane in cambio di denaro e, specularmente, un disperato tentativo da parte di chi oggi gestisce lo Stato di recuperare funzioni sovrane attraverso soldi e relazioni personali.
Insomma, il punto essenziale è che mentre i tecnovassalli occupano camere e anticamere dello Stato il potere politico tenta di legarli a sé non tramite la sovranità, ma attraverso la costruzione di legami informali che avvengono rigorosamente fuori dalle strutture pubbliche. Rotazione assiale. Non sono più le aziende a comprarsi la politica. Piuttosto, è quest’ultima che tenta disperatamente di comprarsi i grandi conglomerati tecnologici. Hic Rhodus, hic salta: siccome in America questo è l’unico modo per avere delle carte da giocare, non c’è da stupirsi che Trump e la sua famiglia abbiano deciso di partecipare al grande valzer dei tecnovassalli. Magari pensando di sfruttarlo per impostare una successione dinastica.
2. Quando diverse testate americane hanno riportato la notizia secondo cui, a partire dal suo insediamento, Trump è riuscito ad aumentare il patrimonio familiare di 1,5 miliardi di dollari nessuno si è scandalizzato 7. Non che il New York Times non abbia lanciato infiniti strali, ma il punto è che tutti se l’aspettavano. Che il tycoon abbia una visione affaristica della presidenza è cosa nota. Dunque non si è andati oltre l’indignazione, caratterizzata da un’infinità di «ve lo avevamo detto». Il risultato di questa postura è che nessuno si è dedicato a quelli che in Italia chiamiamo «conti della serva», indagando il percorso compiuto da quei soldi. Questione in realtà illuminante per chiarire i rapporti tra Donald J. Trump, suo figlio Donald Trump Junior e la schiera dei tecnovassalli.
Il miliardo e mezzo di guadagno, derivante da aperture di golf club e altre operazioni immobiliari in giro per il mondo facilitate dai legami politici 8, è infatti finito sostanzialmente in due casse: quella di The Trump Organization, holding della famiglia gestita da Donald Junior e suo fratello Eric, e 1789 Capital, fondo d’investimento di Donald Junior. Ed è su quest’ultima entità che dobbiamo ora concentrare la nostra attenzione.
1789 Capital prende il nome non dall’anno della Rivoluzione francese, ma dalla data in cui la costituzione americana è entrata in vigore. Il suo obiettivo dichiarato è quello di promuovere un «capitalismo patriottico» 9, favorendo la creazione di un’«economia parallela», ovvero una rete di imprese tecnologiche e legate al mondo della comunicazione che possano sostenere il progetto Maga, traendone al contempo profitto.
Limitandoci per ora al mondo dei tecnovassalli, ciò che salta all’occhio è che – tra i principali investitori in 1789 Capital – vi sono Palmer Luckey (Anduril), Peter Thiel (Palantir e Founders Fund) e Marc Andreessen (Silver Lake e American Dynamism). Insomma, la crema della PayPal Mafia, le cui aziende – in particolare Palantir e Anduril – figurano tra i principali contractors della Difesa. Questo punto va sottolineato. Aziende come quelle di Thiel e Luckey non producono merci orientate ai consumatori. Ciò significa che la loro liquidità, quella che poi finisce in 1789 Capital, dipende in maniera sostanziale dai contratti governativi, dunque dagli apparati dello Stato. Tradotto: il fondo d’investimento di Donald Junior, oltre che da privati, è de facto finanziato – seppur indirettamente – dagli apparati di sicurezza.

Ciò è di fondamentale importanza, perché è grazie a questa liquidità che 1789 Capital può poi intervenire attivamente e ballare nel valzer dei tecnovassalli. Il fondo d’investimento patriottico, infatti, crea un sistema a doppia uscita: esso, ricevuto il denaro dalla PayPal Mafia e da altri investitori, lo reimmette nel circuito, finanziando aziende come Anduril, SpaceX e xAi. Il risultato è un circolo finanziario virtuoso in cui tra Difesa, fondi finanziari e aziende si genera un ritorno costante, che permette alla famiglia Trump di mantenere una leva finanziaria sulle Big Tech, delegandogli al contempo funzioni sovrane. Il ruolo di fondi come 1789 Capital è sotto questo aspetto centrale, perché permette al denaro di entrare in un loop finanziario securitario esterno allo Stato, andando così a mantenere nel sistema dei tecnovassalli quella liquidità che – alla fine della giostra – origina dalle tasse dei cittadini americani.
Il processo può essere schematizzato in questi termini 10. Pagando le tasse, gli statunitensi finanziano le attività del Pentagono e dell’intelligence. Questi apparati, a loro volta, finanziano tramite contratti governativi aziende come SpaceX, Palantir e Anduril, delegandogli funzioni sovrane essenziali nell’ambito della difesa e della sicurezza nazionale. Ora, in uno schema normale, il processo dovrebbe interrompersi con la costruzione da parte di questi soggetti delle infrastrutture per cui sono stati pagati. Ma è a questo punto che entrano in campo fondi come quelli di Donald Junior. La liquidità ricevuta dagli apparati viene infatti investita in entità come 1789 Capital (o Founders Fund), che la moltiplica finanziariamente per poi reinvestirla nelle stesse aziende da cui l’ha ricevuta. In questo modo il cerchio si chiude: diventando indipendenti dalla tassazione dei cittadini e dalle scelte del Pentagono, le Big Tech si sottraggono a qualsiasi controllo dello Stato. Il quale ne è tuttavia dipendente, dunque non può fare altro che continuare a finanziarle. Aumentando la loro insostituibilità, la loro liquidità e dunque anche la centralità di attori come Donald Junior.
È in questo modo che la famiglia Trump, non lo Stato, esercita un potere sui tecnovassalli. Tramite 1789 Capital e suo figlio, il tycoon può controllare l’accesso al circolo finanziario di cui sopra, decidendo di fatto quali aziende possano ballare a pieno titolo nel valzer delle Big Tech. Ciò non significa che il potere di 1789 Capital sia assoluto. La capacità industriale, produttiva e di scala delle aziende continua a giocare un ruolo fondamentale: se domani un’impresa dovesse fare una clamorosa innovazione in qualche ambito, essa sarebbe ipso facto ammessa al valzer. 1789 Capital non crea aziende: si limita a inserirle in un sistema, rendendole dipendenti da esso e garantendosi così una leva politica e finanziaria. Di più non si può fare. Inoltre, va sottolineato che il fondo di Donald Junior non è l’unico a svolgere questa funzione. Founders Fund di Thiel e American Dynamism di Andreessen fanno esattamente lo stesso lavoro, dunque 1789 Capital deve competere e collaborare con questi attori nella creazione del sistema industrial-finanziario che abbiamo descritto fino ad ora. E tuttavia, il punto è la natura extrastatale di questo processo, che è interamente basato sulla dialettica tra industrie e fondi finanziari privati. Certo, tutti questi attori sono legati – familisticamente o ideologicamente – a Trump e al movimento Maga, ma lo Stato non esercita alcun controllo diretto su di essi – né in termini di programmazione né finanziari.

E tuttavia, sarebbe errato declamare la morte degli apparati pubblici. Essi semplicemente cambiano funzione, trasformandosi da decisori di ultima istanza a strumenti calati nell’immanenza della dialettica tra aziende, apparati e fondi finanziari. Oltre a un’evidente privatizzazione di alcune funzioni sovrane, assistiamo dunque anche a un altro fenomeno: l’appropriazione degli strumenti dello Stato da parte della rete di potere che lo gestisce dall’esterno. E questo, come si vedrà, ha importanti effetti politici ed economici, nella misura in cui l’autorità dello Stato può essere utilizzata per punire i trasgressori e premiare chi è fedele. Con tutto ciò che ne consegue a livello politico.
3. Delhi, 20 febbraio 2026. Narendra Modi ha invitato i grandi dell’intelligenza artificiale all’India Ai Impact Summit. La questione è di per sé importante. La qualità dei ricercatori indiani è altissima, anche se negli Usa sono trattati malissimo a causa del razzismo strisciante che si sta diffondendo fuori e dentro la Silicon Valley. La kermesse indiana, comunque, era una bella occasione: poteva essere il momento per parlare di geografia dei talenti, di come l’America dovrebbe guardare all’India per contenere l’avanzata cinese 11 o di tante altre cose interessanti. E invece le cose sono andate diversamente. Perché, alla chiusura del festival, sul palco si trovano affiancati Sam Altman e Dario Amodei, capo di Anthropic. I due non si amano – il secondo ha abbandonato OpenAi accusando il primo di voler conquistare il mondo. Modi, sornione, chiede agli astanti di darsi le mani e di alzarle verso l’alto. Altman e Amodei sono visibilmente imbarazzati, nemmeno fossero due ex fidanzatini costretti a rivedersi dopo una brutta storia di corna. Il risultato è imbarazzante: invece che darsi la mano per la photo opportunity, entrambi alzano il pugno chiuso (foto).
Sembra una scena sovietica. Perché, al di là del passato, la verità è che Altman non stringe la mano ad Amodei perché qualche giorno prima il ceo di Anthropic è stato duramente attaccato da Hegseth e dal Pentagono. Ed è caduto in disgrazia, come un Bucharin qualsiasi. In quella riedizione dell’Urss che è la fase declinante dell’impero americano 12, scene del genere raccontano tantissimo. E permettono di illuminare nuovamente i rapporti tra Stato e tecnovassalli.
Il compagno Amodei cade in disgrazia perché il modello di Ai sviluppato da Anthropic, Claude, è stato utilizzato con successo dagli americani per prelevare Nicolás Maduro e poi per eliminare Khamenei, essendo stato integrato sulla piattaforma Maven offerta da Palantir. Peccato che, nei suoi termini di uso, Anthropic specifichi che i suoi large language models (Llm) non possano essere utilizzati per scopi violenti di alcun tipo – guerra ovviamente compresa. Quando l’insofferenza di Amodei ha raggiunto le orecchie della PayPal Mafia e del Pentagono, la reazione è stata durissima e ha assunto immediatamente i contorni della purga.
Hegseth ha infatti reagito in maniera violenta, affermando che il dipartimento della Guerra non ha intenzione di avere a che fare con aziende che non sono pronte a «supportare i nostri guerrieri» 13. Risultato: Anthropic potrebbe essere estromessa dalla supply chain del Pentagono, il che significa non solo che i suoi modelli non verrebbero più usati direttamente dalle agenzie militari, ma anche che le altre aziende legate alla difesa dovrebbero interrompere ogni rapporto con l’azienda di Amodei, esattamente come se fosse un asset nemico.
Se il provvedimento dovesse effettivamente concretizzarsi, il risultato – oltre a danneggiare clamorosamente Anthropic – sarebbe duplice. In primo luogo, OpenAi, xAi e Google avrebbero la possibilità di colmare il vuoto lasciato dall’azienda di Amodei, a patto però di accettare la direzione imposta dal dipartimento della Guerra. Altman si è già inserito, puntando ai contratti governativi e sancendo così la fine della narrazione che voleva OpenAi azienda etica. In secondo luogo, questo provvedimento – in linea con la dottrina del nemico di dentro – porta a un’equivalenza de facto tra aziende straniere nemiche (TikTok, DeepSeek, Huawei) e aziende americane non allineate agli obiettivi di sicurezza nazionale. In una parola: o le aziende si adeguano al «capitalismo patriottico» promosso da 1789 Capital e dalla PayPal Mafia, oppure lo Stato utilizzerà la sua autorità – che dunque non si è dissolta nel nulla – per rendergli la vita impossibile.
A questo livello, è tuttavia veramente difficile comprendere chi abbia preso la decisione. Hegseth interviene a gamba tesa, ma è altresì vero che era stato il Pentagono a scegliere di utilizzare Claude, pur essendo consapevole della posizione di Amodei riguardo la necessità di tenere le intelligenze artificiali fuori dagli scenari bellici. Anthropic, del resto, si è da sempre posizionata sul mercato come un’azienda «etica», pronta cioè a intervenire per evitare che l’Ai venga usata per scopi malevoli. Amodei ha scritto molto sul tema 14, e il motivo della frattura con Altman è stato esattamente il disinteresse di quest’ultimo verso le questioni legate alla safety dei modelli.

In tal senso, è molto più probabile che la richiesta di estromettere Anthropic dal Pentagono sia arrivata dagli ambienti della PayPal Mafia e in particolare dall’area legata a Thiel e Karp. Quest’ultimo, nel suo libro La repubblica tecnologica, teorizza proprio la necessità di rieducare la Silicon Valley in senso patriottico: le aziende tecnologiche non devono pensare all’etica e al profitto, ma agli interessi della nazione. Anche se ciò dovesse implicare l’uso della violenza. Non solo, in una recente conversazione col capo di BlackRock, Karp si è scagliato contro l’uso militare dei large language models come Claude. Non per questioni etiche, ma perché – a suo dire – per raggiungere obiettivi militari è più utile usare diverse Ai «strette», ovvero allenate non per chiacchierare ma per affrontare problemi specifici 15. Infine, ed è una questione di non poco conto, la purga nei confronti di Anthropic avviene in un momento particolare. Siamo infatti alla vigilia di importanti round di investimenti, in cui la competizione tra tecnovassalli – acuita dalla scelta di Musk di fondere xAi e SpaceX – sarà durissima. Il segnale lanciato ad Anthropic obbligherà dunque le altre aziende, start-up incluse, a adeguarsi alla linea della PayPal Mafia e di 1789 Capital, almeno per ottenere vantaggi finanziari di breve periodo.
E tuttavia, a livello più generale, la vicenda è istruttiva anche per altre ragioni. In primo luogo, essa mostra chiaramente come le aziende tecnologiche non possano permettersi di integrare al loro interno principi etici. Tutto il dibattito generatosi, soprattutto a livello accademico ed europeo, sulla cosiddetta Ai ethics è viziato da una totale misconoscenza delle reali dinamiche di potere che agiscono in quest’ambito. La vicenda Anthropic lo mostra chiaramente e definitivamente. Inserire princìpi morali nelle macchine significa condannarsi al suicidio industriale e politico. Non solo perché Trump non crede in nessuna morale che non sia la sua, ma perché il sistema che gestisce l’Ai americana dunque occidentale – e che sopravviverà al tycoon – concepisce l’intelligenza artificiale come una tecnologia immediatamente militare. Chi non si adegua viene semplicemente purgato.
In che modo? Intanto con l’isolamento. Come si evince plasticamente dalla scenetta indiana, Amodei è diventato (ironia della sorte) un intoccabile. Sorta di lebbroso impuro da cui tenersi a distanza, onde evitare di essere accusati di connivenza col nemico di dentro. Non è questione secondaria. In un contesto fatto di informalità e legami personali come quello che abbiamo descritto, l’imbarazzo misto a vergogna di Altman vale più di un executive order di Trump. Anthropic è diventato il brutto anatroccolo. Amodei va evitato fisicamente. In nome della sicurezza nazionale egli deve essere bandito dalla cittadella della PayPal Mafia. È letteralmente un homo sacer, ovvero un soggetto che può essere (metaforicamente, s’intende) ucciso da chiunque senza che ciò valga come omicidio. La sua vita coincide oramai con la sua «uccidibilità» 16 – nel nostro caso industriale e politica. L’intervento dello Stato arriva solo dopo, a certificare – attraverso i suoi strumenti – una decisione presa nell’immanenza del valzer dei tecnovassalli. Il potere pubblico, in questo contesto, diventa poco più che hegeliana nottola di Minerva. Esso arriva «sul far della sera, quando le cose sono già bell’e fatte» 17.
4. La vicenda Amodei mostra plasticamente il cambiamento di ruolo dello Stato, oltre che la profondità del potere accumulato dai tecnovassalli e dal sistema della PayPal Mafia, allargato ai fondi finanziari. Il punto, infatti, è che questi attori sono dotati del potere di utilizzare gli strumenti pubblici per favorire o rallentare l’ascesa di altri attori tecnologici, sfruttando la dipendenza che lo Stato ha nei loro confronti. In questo senso, ballare il valzer dei tecnovassalli come fa la famiglia Trump attraverso 1789 Capital può produrre un importante capitale politico, certamente superiore a quello che si potrebbe accumulare rimanendo fuori dalla sala da ballo. Per chiarire questa dinamica, conviene fare un esempio pratico. Diametralmente opposto alla vicenda Amodei.

Se esiste un vincitore del primo anno di amministrazione Trump, costui risponde al nome di Larry Ellison. Il capo di Oracle, da Trump ribattezzato «ceo of everything», è stato infatti abilissimo – nonostante i suoi 81 anni – a ballare il valzer dei tecnovassalli, posizionandosi al crocevia delle diverse correnti e sfruttando la sua esperienza per accumulare soldi e potere. Riassumendo brevemente, nel corso dell’anno appena trascorso Ellison è infatti riuscito a ottenere: a) un ruolo di spicco nel progetto Stargate, a cui offrirà l’infrastruttura cloud nonostante OpenAi lavorasse già con Microsoft 18; b) un lasciapassare presidenziale all’acquisizione, da parte del figlio, di Paramount; c) la possibilità di compiere un’azione di disturbo all’acquisto di Warner Bros da parte di Netflix, culminata con la clamorosa acquisizione della prima ad opera di Paramount; d) un ruolo centrale nella cordata di imprenditori, di cui fa parte anche Andreessen, che prenderà il controllo di TikTok Usa, a seguito della decisione di Trump di forzare la vendita dell’applicazione cinese 19. Infine, vale la pena sottolineare che il progetto Stargate vede tra i suoi investitori anche il fondo emiratino MgX. Il quale – non casualmente – è l’unica entità straniera direttamente finanziata da 1789 Capital.
Ellison è dunque Amodei rovesciato. Egli fa propria una narrazione patriottica e investe – senza preoccupazioni etiche, anzi 20 – nei settori considerati centrali dai tecnovassalli e da Trump, ovvero l’Ai (Stargate) e i mezzi di comunicazione (TikTok, Paramount e Warner Bros). Il risultato è che egli viene accolto nel valzer dei tecnovassalli, ricoperto di finanziamenti e considerato un attore centrale e affidabile. E tuttavia, la parabola di Ellison ci permette anche di fare un ulteriore passo in avanti. Perché il ceo of everything è sicuramente un grande industriale, ma la speciale attenzione riservatagli dagli attori tecnologici – e soprattutto dai Trump – ha anche una natura politica.
Ellison è infatti un finanziatore di Marco Rubio, l’onnipresente segretario di Stato che inquieta sia Vance sia la famiglia del tycoon. Non c’è dunque da stupirsi se i principali fondi d’investimento del sistema dei tecnovassalli – 1789 Capital, Salt Lake (Andreessen) e Founders Fund – abbiano messo nel mirino l’ottantunenne newyorkese. Thiel e Andreessen sono storicamente sostenitori di Vance, mentre il fondo trumpiano fa ovviamente parte per sé stesso. Dietro il valzer dei tecnovassalli si stagliano dunque le elezioni del 2028. E la fortuna di Ellison si spiega anche in questi termini: egli è l’unico attore tecnologico non legato direttamente né a Trump né a Vance. Dunque deve essere in qualche modo tirato dentro al ballo, per garantire che il prossimo candidato repubblicano sia espressione unitaria del sistema dei tecnovassalli.
Il punto è che per raggiungere questo obiettivo non basta essere il presidente degli Stati Uniti. Ellison serve a Trump ben più di quanto Trump serva a Ellison. Il potere politico, oramai svuotato di quelle funzioni sovrane che interessano tra gli altri al capo di Oracle, non è sufficiente per legare a sé gli attori tecnologici. L’unico modo per slegare il ceo of everything da Rubio è dunque offrirgli un ecosistema industriale e finanziario in cui operare. Questa è la carta offerta da Donald Junior, che ha avuto il merito di comprendere come il metodo più efficace per esercitare una qualche forma d’influenza sui tecnovassalli sia ballare con loro. Così creando legami finanziari e personali da tramutare poi in capitale politico. Prove di successione? Forse. Ma per ora l’importante è non finire fuori dai giochi.
5. Prevedere ciò che avverrà nel 2028 è ovviamente impossibile. Donald Junior ha già scherzato su una sua ipotetica candidatura 21. Magari in tandem con J.D. Vance, aggiungiamo noi certi di essere smentiti. Di certo, il figlio maggiore del tycoon è un prisma perfetto per comprendere i rapporti tra potere politico e mondo tecnologico. E per porre un’ultima problematica, che riguarda la reale capacità delle Big Tech di fare gli interessi americani.

Allo stato dell’arte, aziende come Anduril, Palantir e SpaceX hanno fatto tantissimi soldi occupando nicchie lasciate colpevolmente scoperte dallo Stato. Questa è la genesi tutt’altro che mistica del loro potere. Ma l’America di problemi ne ha ancora tantissimi. Dalla cantieristica navale all’approvvigionamento di materie prime, passando per le faglie interne e la pressocché totale schizofrenia strategica – evidente nell’azzardo iraniano. Tutte questioni a cui lo Stato, non da ieri, non riesce a dare risposte. E qui emerge il problema fondamentale. Perché quelle che, dal punto di vista della nazione, sono vulnerabilità oggettive, per i tecnovassalli – effettivi o potenziali – sono mercati. A cui dedicare tempo e risorse solo a fronte di enormi possibilità di guadagno.
Il punto è che se fossimo davvero dinnanzi a una nazionalizzazione delle élite o a una strutturale alleanza tra pubblico e privato, vedremmo un Musk pronto a dedicarsi alla ricostruzione della flotta americana, un Thiel pronto a partire per raccogliere le materie prime necessarie al riarmo e un Andreessen impegnato a ricostruire il legame sociale. Soprattutto, fondi come 1789 Capital non si impegnerebbero a finanziare la già strafinanziata PayPal Mafia, ma lavorerebbero con altre imprese, in modo da contribuire alla creazione di campioni nazionali disposti a lavorare per risolvere i problemi dell’America e non solo per arricchirsi. Se il lettore sorride, lo capiamo. Perché nei fatti sta avvenendo il contrario.
La verità è che aziende come Palantir, SpaceX e Anduril prosperano proprio perché l’America non è in grado di risolvere i suoi problemi strutturali. Fondi come 1789 Capital, dal canto loro, investono in queste imprese perché dinnanzi allo sfascio generalizzato 22 lo sguardo della politica non può andare oltre la mera sopravvivenza di facciata. Oramai raggiungibile solo trasformandosi in attore economico mentre gli attori economici si trasformano nello Stato, seppur in maniera parziale e inadatta alla risoluzione dei problemi del paese. Il circolo virtuoso che permette alle Big Tech di ottenere denaro e alla famiglia Trump di accumulare capitale politico è dunque in realtà un circolo vizioso, il cui rafforzamento non fa altro che impedire agli Usa di affrontare strutturalmente i problemi che l’attanagliano. L’America avrebbe bisogno di reindustrializzare per ridare speranza alla spina dorsale del paese. Ma Musk – dinnanzi alla perdita di circa 100 mila posti di lavoro nel settore manifatturiero nel 2025 23 – vuole costruire robot per automatizzare il lavoro manuale. Le Forze armate avrebbero bisogno di navi e proiettili 24. Ma Karp gli offre algoritmi. La società andrebbe ricomposta, le faglie identitarie smussate. Ma Thiel dota l’Ice di sistemi di riconoscimento utili per scovare i manifestanti e progettati per essere razzisti 25.
Altro che Repubblica tecnologica. L’America rischia di trasformarsi in una res privata senza Stato e strategia, in cui tutti – imprenditori e politici – pensano esclusivamente a perpetrare le loro esigenze e i loro affari. Rifiutandosi di accollarsi la responsabilità di fare ciò di cui il paese avrebbe davvero bisogno. Spesso facendo addirittura l’opposto. Questo è, alla fine della giostra, il valzer dei tecnovassalli: un ballo solitario, in cui ciascuno tenta di mantenere la propria rendita di posizione. Con musica gentilmente offerta dall’orchestra del Titanic. L’importante è solo continuare a ballare. Even if we are just dancing in the dark.
Note:
1. «OpenAI’s Altman, Apple’s Cook become latest CEOs to criticize ICE after Minneapolis killing», Reuters, 28/1/2026.
2. D. Butts, «OpenAI’s Sam Altman sees AI bubble forming as industry spending surges», Cnbc, 18/8/2025.
3. J. Roulette, «Why does Elon Musk want to put AI data centers in space?», Reuters, 30/1/2026.
4. M. Chafkin, «Elon Musk cloudy vision», Bloomberg, 2/2/2026. Sull’ascesa di Byd si veda, in tempi non sospetti, A. Aresu, «The fast and the furios. Byd, Tesla e l’industria delle industrie», Limes, 10/2024, «I signori degli oceani», pp. 71-84.
5. M. Weber, Parlamento e governo, Roma-Bari 2006, Laterza, p. 34.
6. V. Bush, Manifesto per la rinascita di una nazione, Torino 2013, Bollati Boringhieri, p. 85.
7. «How Trump Has Used the Presidency to Make at Least $1.4 Billion», The New York Times, 20/1/2026.
8. D.D. Kirkpatrick, «How much is Trump pocketing off the Presidency?», The New Yorker, 11/8/2025.
9. Così sul sito di 1789 Capital.
10. Seguo «The Capital Machine: Financial Flows – From Taxpayers to Venture Capital», The authoritarian stack, 2025.
11. Su questi temi cfr. A. Nagaraj, R. Yao, «The Geography of Science», National Bureau of Economic Research, gennaio 2026. Sull’ascesa cinese, A. Aresu, La Cina ha vinto, Milano 2025, Feltrinelli.
12. Cfr. N. Ferguson, «We are all soviets now», The Free Press, 18/6/2024 e «L’impero, non il mondo», editoriale di Limes, 3/2024, «Mal d’America», pp. 7-32.
13. «Exclusive: Pentagon threatens Anthropic punishment», Axios, 16/2/2026.
14. Si veda D. Amodei, «The adolescence of technology», darioamodei.com, gennaio 2026.
15. «World Economic Forum Discussion with Palantir CEO Alex Karp», D-Span, 20/1/2026.
16. G. Agamben, Homo sacer, Macerata 2018, Quodlibet, p. 24.
17. G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Milano 2016, Bompiani, p. 65.
18. Cfr. G. De Ruvo, «Stargate e l’autoscontro delle stelle rosse», Limes, 1/2025, «L’ordine del caos», pp. 39-52.
19. Id. «Il processo TikTok», Limes, 12/2025, «Il tempo della Cina», pp. 147-159.
20. Ellison teorizza di usare l’intelligenza artificiale per introdurre un sistema di sorveglianza totale, necessario affinché «i cittadini righino dritto». Cfr. B. Vigliarolo, «Ellison declares Oracle all-in on AI mass surveillance, says it’ll keep everyone in line», The Register, 16/9/2024.
21. «Trump Jr. says “maybe one day” he’ll run for president», Cbs, 21/5/2025.
22. F. Petroni, «Lo sfascio», Limes, 10/2025, «Tutti contro tutti», pp. 115-125.
23. T. Parikh, «How one year of ‘America First’ left workers behind», Financial Times, 25/1/2026.
24. C. Leonard, «America Doesn’t Have Enough Weapons for a Major Conflict. These Workers Know Why», Politico, 27/10/2025.
25. S. Frenkel, A. Krolik, «How ICE Already Knows Who Minneapolis Protesters Are», The New York Times, 30/1/2026.
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