Limes 2026/2 INDICE L'AMERICA INGOLFA IL MONDO
L'AMERICA INGOLFA IL MONDO
Il sommario del numero 2/26 di Limes, dedicato alla guerra contro l'Iran e alla crisi interna agli Stati Uniti
Articoli di questo volume

La Repubblica Islamica è irriformabile, il suo revisionismo incoercibile perché ideologico. Il cambio di regime è l’unico modo di neutralizzarne la minaccia agli equilibri regionali e agli interessi americani. Con Israele è intesa a tutto campo.

Conversazione con Mohammed Soliman, Senior Fellow al Middle East Institute.
a cura di Federico Petroni, Giacomo Mariotto, Michelangelo Genone
Americani e israeliani si giocano il tutto per tutto in Iran. Ma bombardare Teheran non implica la rivoluzione, che per lo Stato ebraico sarebbe un disastro geopolitico. Il rischio di trovarsi soli contro la Turchia. Come Bibi spera di salvare il nemico perfetto.

La crisi americana entra nelle caserme. I corpi militari sono stretti tra pressioni politiche e vincoli costituzionali. Le epurazioni ai vertici e i preparativi per combattere i nemici interni. I nuovi documenti strategici mettono a rischio il potere degli Usa nel mondo.

Innocenza e colpa, Est e Ovest, vittime e carnefici, morale e potenza. Incarnando contrasti assoluti, lo Stato ebraico mette a nudo le faglie interne del trumpismo e la crisi di coesione americana. La geografia delle lobby. La catarsi di Washington può attendere.

Tre svolte epocali dell’America di Trump. Il rifiuto ideologico dell’ordine liberale. Il dominio dell’emisfero occidentale. L’adozione di un capitalismo nazionale. Tutto per ridare una base materiale alla potenza. Per non soccombere alla Cina. Per non dissiparsi.

Conversazione con Nathan Pinkoski, saggista e Senior Fellow del Center for Renewing America.
a cura di Federico Petroni
Per stare al passo della Cina, bisogna ridarsi una capacità strategica e un’industria navale. La mappa delle correnti dentro gli apparati. Il peso decisivo dei militari. I fattori strutturali che impediscono di aumentare rapidamente la potenza marittima.

Trump non è un’aberrazione, ma la moderna incarnazione dello spirito jacksoniano dell’America. Il dubbio è se istituzionalizzerà una contro-élite. I dazi dopo la Corte suprema. Senza un’offerta di prosperità, il recupero della dottrina Monroe resterà sulla carta.

Mentre le Big Tech cannibalizzano lo Stato, il figlio di Trump cerca di legarle finanziariamente alla famiglia tramite il suo fondo 1789 Capital. Come decide la PayPal Mafia. La purga di Amodei e l’ascesa di Ellison. Dell’America non interessa a nessuno.

La centralità monetaria che ha sostenuto l’egemonia americana si sta consumando. Il biglietto verde resta strapotente, ma la sua infrastruttura è erosa con aggressività. Washington può governarne il declino o difenderlo a oltranza, rischiando di accelerarlo.

Conversazione con Peter Slezkine, Senior Fellow e direttore del programma Russia allo Stimson Center.
a cura di Orietta Moscatelli, Federico Petroni
L’età tipografica è finita. E con essa le premesse cognitive che permettono la democrazia di massa. Per evitare la dittatura dell’intelligenza artificiale, deriva della tecnocrazia, l’unica alternativa è ripristinare il legame fra il popolo e un monarca.

Conteso tra ultraliberali e post-liberali, il pensiero del filosofo tedesco è campo di battaglia della nuova guerra culturale statunitense. Il dibattito tra Fukuyama e Reno sul nichilismo. Impero liberale e controrivoluzione nazionalista tentano entrambi la sintesi di Atene e Gerusalemme.

La generazione Z è figlia del tramonto dell’egemonia statunitense. Il nuovo disorientamento tra sfiducia nelle istituzioni, inattività sessuale, divario di genere e fratture religiose. Wokismo e autocensura nei campus spingono al rifugio nella dimensione digitale.

Maga intende riportare legge e ordine negli atenei. Obiettivo: neutralizzare il conflitto con la scusa della ‘neutralità’. L’uso delle burocrazie per sorvegliare studenti e professori. La leva dei finanziamenti. La stretta sui visti alimenta l’autocensura.

Il filosofo della Silicon Valley vuole abolire la democrazia. Obiettivo: trasformare gli Usa in un regno gestito managerialmente da un monarca sul modello di una start-up. La sua influenza su J.D. Vance. Ci vogliono ideologi, non attivisti. Trump è solo un punto di partenza.

La perdita di capitale umano erode la ‘pazienza imperiale’. La potenza americana diventa intermittente: più colpi rapidi e coercizione economica, meno impegni lunghi. La politica come conflitto ontologico. La relazione transatlantica tra contratto e (pre)giudizio.

Come e perché i Maga recuperano il pensatore anglo-irlandese. Da Leo Strauss a J.D. Vance passando per Charlie Kirk: la rete di potere e influenza delle NatCon. La critica al liberalismo di Deneen. Quel che la destra americana non ricorda del suo autore preferito.

Conversazione con Marlène Laruelle, direttrice dell’Illiberalism Studies Program della George Washington University. Professoressa al dipartimento di Scienze politiche della Luiss.
a cura di Federico Petroni

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